La potenza è nulla senza controllo

Il passato del mondo è una stanza ingombra di lastre fotografiche, istantanee di ogni attimo. Ma tutta questa memoria, tutto questo sapere, quello che adesso chiamiamo Big Data è inutile se non dannoso e fuorviante senza un’intelligenza per elaborare. Tutte queste lastre non servono a nulla se non sappiamo svilupparle.

David Weinberger, filosofo della tecnologia, sostiene, giustamente, che siamo molto meno liberi di quanto pensiamo di essere e lo siamo proprio a causa di ciò che più crediamo che ci consenta il libero arbitrio: la conoscenza.

Perché non sappiamo più scegliere? Perché deleghiamo i nostri gusti, le nostre scelte? Perché pensiamo di sapere tutto e tutto accettiamo credendoci determinanti? Perché non sappiamo più giudicare con la nostra testa e ammettiamo ogni populismo, perché lasciamo alle radio decidere che musica ci piace?

La globalizzazione della conoscenza a danno del ragionamento individuale, la massificazione dei concetti e dei prodotti, i progressi della grande distribuzione a discapito del dettaglio, Google e Amazon così comodi e così decisivi, da prendere a scatola chiusa come un’opera di Piero Manzoni.

Quanto più ti illumini tanto più ti oscurano diceva qualcuno. Quanto più abbiamo tanto meno scegliamo. Perché non servono mille mete ma una direzione. E non serve accumulare nulla, che siano beni o conoscenza, ma condividere. Non serve sapere tutto se non abbiamo nessuno con cui parlarne.

Di questo, crediamo, si tratterà a Pistoia – Dialoghi sull’uomo, tra un paio di settimane. Un’elogio del bene comune.

Della sostanza sulla forma Vedere. Uno sguardo infinito
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