Della sostanza sulla forma

Tommaso Debenedetti era un giornalista, più o meno, e per una decina d’anni ha venduto le sue interviste a numerosi giornali. Interviste esclusive a gente grossa, mica pizza e fichi. Gente tipo Paul Auster, Gore Vidal, Philip Roth.

Un giorno, quando a quest’ultimo un inviato de la Repubblica chiese dei suoi dubbi sull’amministrazione Obama espressi proprio in una di queste interviste (Debenedetti ne aveva pubblicato nove solo a Roth), lo stesso non comprese la domanda. Fu allora che si capì che Debenedetti tutte quelle celebrità, quegli intellettuali, quegli scrittori non li aveva mai visti e che tutte quelle interviste, pubblicate con orgoglio da decine di giornali, pagate poco e mai riscontrate, erano tutte false.

Anche Karl Krauss è stato un giornalista ma nella Vienna dei primi del novecento. Di lui ha parlato spesso Jonathan Franzen in un libro, Il progetto Krauss, e in numerose interviste e, esaltandone le doti di giornalista responsabile, una specie in via di estinzione, sembra proprio parlare del caso Debenedetti: Non possiamo dimenticare che c’è chi è andato in prigione per difendere la libertà di stampa ma oggi prevale chi urla più forte. Oggi si tende prima a pubblicare le notizie e poi a verificarle.

Twitter e Facebook consentono a chiunque di esprimere opinioni. La rete (quella che dovrebbe amplificare le diseguaglianze e, invece, rende tutti molto più uguali) ci mette in contatto con tutto il mondo (a parte piccole oasi di pace) e tutto ciò ci fa sentire in diritto di esprimerle quelle opinioni, di farle sapere al mondo anche in campi in cui non abbiamo nessuna competenza da elargire, nessuna esperienza per coltivarli. Ognuno di noi, oggi, può essere commissario tecnico, fotografo, politologo, critico d’arte, sensitivo, papa, agente segreto, paparazzo, ministro dell’economia.

Ma il nostro non è più il mondo adulto di Paolo Conte, quello in cui si sbagliava da professionisti. C’è troppa fretta a poca pratica, troppe parole e poca grammatica. Troppe interviste senza riscontro, come un miope che cerca l’orizzonte. Troppe piazze piene mentre le librerie sono vuote.

Mentre i fatti (come le leggi, come l’italiano, come tutte le cose che si nutrono di regole e di pratica) vanno studiati. E, come i fatti, le rivoluzioni non si possono fare senza idee, i voti non devono soltanto protestare e ai mestieri serve tempo e cura a impararli bene.

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