Pecunia non olet, ma ciò che ci facciamo

36 sono i giusti, quelli necessari a ogni epoca, dice il Talmud. Di certo John Taylor non era uno di questi. JT (1703-1770, forse) era un tipo fantasioso anche se non lo si direbbe dalla progenie essendo il padre di John Taylor (1724-1787) e nonno di John Taylor (1757-1832).

Era un uomo colto e dotato di una certa iniziativa, un oculista famoso per i suoi clienti, purtroppo per loro: Bach e Handel, entrambi resi ciechi da chi avrebbe dovuto guarirli (Bach, probabilmente, addirittura morì in seguito all’infezione riportata).

Perché JT era un un cialtrone, una Wanna Marchi del suo tempo, uno di quei tipi da far west che arrivano in città su un carrozzone e che scappano prima che la gente scopra i loro imbrogli.

Specializzato in cataratta operava senza alcuna anestesia, con metodi discutibili e con fare erudito. Un maestro del qualunquismo etico che anche oggi riscuote un certo successo. JT, in fondo, non era diverso da tanti altri, anche oggi.

Scegliere bene dovrebbe essere importante, sempre. Stiamo attenti a ciò che mangiamo e non ci curiamo di chi ha cucito i nostri vestiti se qualcuno ce li offre a metà prezzo, che sia Zara, H&M o Primark. Ci importa che le nostre zucchine siano a chilometro zero ma non pensiamo che un vestito a poco prezzo arriva da lontano e calza bene solo allo sfruttamento. Che l’istruzione ha bisogno di investimenti, che una professione ha il suo valore e il suo impegno, i suoi costi e il suo giusto guadagno.

E invece non importa nessuna etica quando in ballo c’è il risparmio, una occasione da non perdere o un consiglio gratis. Non c’è rispetto per il lavoro, quello altrui, per il riposo e per i diritti. Difficilmente, così, potrà esserci per i doveri.

Viviamo in un mondo in cui sappiamo il prezzo di tutto e non conosciamo il valore di niente, disposti a tutto, costi quel che costi basta che si tratti dei nostri soldi. In un paese, soprattutto, dove istituzionalmente, si celebra la furbizia più dell’intelligenza, la scorciatoia più del viaggio e così ci perdiamo il panorama. «E’ un’epoca di relativismo», riassume benissimo Nicla Vassallo, ordinario di Filosofia Teoretica all’Università di Genova: «L’assunto è: sei libero, non mi importa ciò che fai, anzi, beato te che puoi. L’opinione pubblica si scandalizza poco perché non sente il problema etico, e questo vale per il sesso come per la corruzione e l’evasione fiscale. L’Italia è un paese contaminato, non riesce a nutrire rispetto per se stesso. Non capisce che le regole garantiscono il bene comune». 

Che l’argento si beve ma l’oro si aspetta.

Di ladri e dentisti (in senso buono) Lomb*art/Credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura - “ART-BONUS”
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