Per dire

Non è questione di Davide e Golia perché alla fine Golia vincerà sempre e non è proprio il caso di scommetterci. Non è una questione morale, etica e, in fondo, neanche una questione sportiva (o forse sì). È forse più una questione di concorrenza, di equilibrio e di spettacolo. Anche di simpatia, perché no.

Perché prendi il Manchester United. a esempio. Questa estate ha deciso di rinforzare una rosa che lo scorso anno non ha reso secondo i desideri della società e dei tifosi e per farlo ha scelto il sistema più semplice: poco concime ma poderosi innesti costati 264 milioni di euro (senza contare gli ingaggi). E’ la quarta potenza mondiale del calcio per ‘capitalizzazione’ del parco giocatori (448 mln), la prima in Premier League nonostante Abramovich e gli sceicchi.

In Premier, poi, gioca il Burnley. 132 anni di storia più o meno gloriosa in cui, in totale, ha investito 45 milioni di euro, il costo di una gamba sola di un top player. 45 milioni da sempre, dal 1882. Quest’anno 2, per dire. 2 contro 264.

Il modello economico del calcio europeo ha qualcosa di medioevale: una giostra fatta di muscoli e denaro dove lo spettacolo appassisce, dove chi oggi è forte domani sarà più forte e chi sta sotto può solo scavare per scendere ancora. Non c’è ricambio e la macchina si inceppa, non c’è spazio se non attrai un magnate.

L’NBA e lo sport americano non funzionano così. I più deboli saranno i più forti o almeno ne avranno la possibilità, i meccanismi sono oliati e servono all’equilibrio più che alla stabilità, al gioco e non allo status quo.

Nel 2003 i Cleveland Cavaliers arrivarono ultimi e proprio per questo ai draft (il mercato in cui gli ultimi saranno i primi) poterono scegliere il miglior giovane in circolazione, un ragazzino dal nome strano ma bravissimo: LeBron James. E nel 2007 i Cavs giocarono le NBA Finals. Per dire.

Perché se vuoi una partita vera devi mischiare le carte sennò vinceranno sempre i bari. Perché senza spettacolo, agonismo e gara non c’è divertimento né mercato. Perché senza concorrenza non c’è gusto a gareggiare. Senza dialogo arriva la dittatura.

(Poi a volte anche il calcio, quello che stanno seppellendo di gran fretta, torna a farci vedere come non sempre tutto è deciso. E così sabato scorso Burley-Manchester United è finita 0-0)

 

 

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