Fino a nuovo Ordine

La curiosità è l’unica rivoluzione possibile, quella che ci fa ascoltare gli altri, pensarci unici ma non per questo migliori, perfettibili e comunque bellissimi. Vale sempre, vale anche nel nostro lavoro, nella nostra professione e nell’ordine che ci governa in questo mondo che cambia in fretta, durante una crisi che non lascerà le cose come erano sempre state.

La curiosità non è né femmina né maschio ma è il futuro nascosto da qualche parte, l’idea di un bene comune da ricercare nel cambiamento. Tra le immagini riprodotte nella ‘Iconologia’ di Cesare Ripa si trova anche la Conservazione: un’allegoria della ‘durazione’ che si assicura solo attraverso la ‘trasmutazione’.

Questo dovrebbero capire gli ordini professionali: l’importanza di essere ‘laboratorio’, ‘startup’ capaci di innovarsi per non morire di consunzione. ‘Trasmutarsi’ per durare adeguati ai tempi, compatibili, etici. Invertire la loro naturale deriva reazionaria, modificare la rotta, ritrovare una propensione alla collaborazione invece dell’esaltazione dei ruoli dei singoli, smettere di sgomitare per un’apparenza e ritrovare un senso di appartenenza a una categoria, a una società, a uno Stato.

Parliamo di organizzazione come ciabattini con le scarpe rotte, parliamo di flessibilità rimanendo immobili, di profitto immaginando solo il nostro. Parliamo di futuro: ma come potremo spiegarlo ai nostri clienti se ci presentiamo come obsoleti, arcaici e immobili? Se siamo un’istituzione che ha perso la sua curiosità. Gli ordini professionali rischiano di diventare un museo senza ricerca: ‘un deposito di roba vecchia’, per dirla secondo Tomaso Montanari. Perché il fine, sempre, non è la tutela ma la conoscenza e con essa la possibilità che offre, la salvezza e la bellezza che fa nascere.

La bellezza salverà il mondo, ha detto Dostoevskij. Ma, in realtà, la bellezza non salverà proprio nulla se noi non salveremo la bellezza (Salvatore Settis).

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