Lomb*art/Amor vacui

Chissà se chi produce arte abbia voglia di commentarla, se lo ritenga un necessario compendio oppure sia fastidioso come spiegare una barzelletta. Se ritenga la propria opera compiuta in sé, finita e definitiva, autenticamente interpretata come si presumono (forse) le leggi, o se la consideri il colpo di pistola di uno starter, il primo indizio di una caccia al tesoro a cui noi tutti siamo invitati a partecipare.

Velasco Vitali tempo fa ha cosparso l’Isola Madre di semi fino a farne crescere una Foresta Rossa fatta di cani inquieti in branco, di alberi a braccia tese, di sbarchi a cielo aperto e giochi e senza giocatori: il racconto di città abbandonate, costruite e rese fantasma dall’uomo, il racconto di Pripyat, città modello e radioattiva che nessuno può vedere perché troppo vicina a Chernobyl, della sua giostra mai usata, della sua così innaturale natura. Città fatte di vuoti e testimonianze e come ogni opera d’arte, traccia, sparo, vapore, energia.

Viviamo in un mondo di ego-mostri pronti a ogni discussione pur di non dover ascoltare altre ragioni, a dire la propria su tutto, definitivi e presenti, terrorizzati dagli spazi vuoti e pronti a occuparsene, fiumi di parole che, spesso, non lasciano traccia come chi li cantava. Terrorizzati, soprattutto, dal pensiero altrui, dall’interpretazione, dalla possibilità.

C’è un libro bellissimo in libreria che racconta il non detto, il vuoto, la libertà e, attraverso il non detto la letteratura, l’arte, la vita.

La letteratura non consiste nelle parole scritte ma in quello che le parole scritte suggeriscono e presuppongono…La letteratura è il paradigma della vita. Come la letteratura, infatti, la vita si sostanzia di un continuo confronto tra vuoto e pieno, colmando i buchi dell’esperienza.

Come disse Sarte, quindi, ogni scrittura, facendo appello all’intervento del lettore, riconosce l’esistenza di una libertà, la libertà di interpretare, di portare a compimento l’opera d’arte.

Nelle opere di Velasco Vitali, nelle città abbandonate, nel libro di Nicola Gardini, nelle parole di Sarte c’è la risposta alla domanda iniziale, la rivendicazione alla coscienza individuale, la libertà di pensiero, il rispetto per gli altri, l’inquietudine verso il pensiero imposto.

Il principio di ogni confronto.

Di ogni democrazia.

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