Voluntary disclosure, troppe istanze in stand by. Professionisti costretti a rinunciare

Count down alla scadenza dei termini per il deposito dell’istanza di adesione alla voluntary disclosure. Ed è già caos sulle migliaia di domande in stand-by. Salvo proroga (da più parti richiesta, ma al momento non ancora arrivata in via ufficiale), il termine per la presentazione della domanda resta fissato al 30 settembre. Dall’Agenzia delle Entrate è arrivata, infatti, solo una proroga parziale, che riguarda unicamente la presentazione della relazione di accompagnamento e della relativa documentazione allegata all’istanza di adesione alla voluntary disclosure: documenti che potranno essere inviati entro 30 giorni dalla data dal deposito dell’istanza. Il problema, che ha comportato un accumulo di domande ancora da inviare, risiede soprattutto nella complessità tecnica della materia e nel ritardo con il quale sono arrivati gli opportuni chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Così ora è corsa contro il tempo perché, considerando anche i tempi tecnici di invio della documentazione da parte degli intermediari esteri, la scadenza del 30 settembre sembrerebbe difficile da rispettare, costringendo così – in molti casi – i professionisti a dover rinunciare all’accettazione dell’incarico.

LMF International ha chiesto a Franco Broccardi, partner dello studio Lombard Dca (studio di consulenza indipendente con sede a Milano e attivo da oltre 20 anni) di illustrare la situazione attuale.

Dott Broccardi, la procedura di regolarizzazione di cui alla legge n. 186/14 si caratterizza sotto vari profili da un elevato livello di complessità, quali sono le principali criticità riscontrate?

Lo scoglio nella procedura si è rivelato certamente il reperimento e, soprattutto, l’analisi della documentazione. L’arco temporale interessato è compatibile con le dimenticanze delle persone (per esempio, chi ha ritirato soldi da un conto corrente nel 2009, non sempre dopo sei anni ne ricorda il motivo), oppure con lo smarrimento dei giustificativi o con l’assenza di referenti.Il tutto senza considerare che all’inizio, inoltre, si è dovuto navigare a vista senza gli opportuni chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate e che, anche quando sono stati pubblicati, non hanno fatto luce su tutti gli aspetti.

Fino ad oggi, si è vissuta una situazione di stallo, caratterizzata dalla costante e ripetuta attesa di chiarimenti ufficiali da parte delle Entrate, che facessero luce sui profili applicativi più problematici della procedura di voluntary disclosure, ora è tutto chiaro?

Molti aspetti non sono ancora chiari. Riguardo alle cassette di sicurezza, per esempio, le circolari dell’Agenzia restano vaghe su come affrontare il problema e non c’è chiarezza sul trattamento dei prelevamenti: non si capisce, ad esempio, il motivo per il quale un imprenditore individuale debba essere tassato sui prelevamenti effettuati e un pensionato o un dipendente o un professionista no. Quasi sempre, infatti, tutti questi soggetti utilizzano tali somme per fini personali.

A 15 giorni di distanza dalla scadenza, quante domande avete presentato e quante devono essere ancora ultimate?

I contribuenti interessati alla procedura possono essere sostanzialmente suddivisi in due macro-categorie. Da un lato alcuni di essi si sono attivati abbastanza celermente richiedendo con un congruo anticipo la documentazione agli istituti di credito stranieri. Come politica dello studio abbiamo preferito attendere i recenti chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate prima dell’invio. Per questi, le domande sono già state presentate o lo saranno proprio in questi giorni. Tanti contribuenti, invece, per varie ragioni tra cui, in primo luogo, l’aver sottovalutato la portata dell’intervento, hanno voluto aspettare e si sono presentati solo in questi giorni a richiedere l’attivazione della procedura. Purtroppo, a meno di una proroga comunque auspicabile, per questi soggetti il tempo è ormai scaduto. Le tempistiche per il reperimento della documentazione e per la redazione della domanda non rendono, infatti, possibile il raggiungimento dell’obiettivo entro la scadenza, fino ad ora fissata, del 30 settembre.

I contribuenti hanno preferito utilizzare il metodo forfettario o quello analitico? Perché?

A parte casi estremamente semplici, in cui il calcolo non ha presentato particolari complessità e quelli che la norma ha obbligato all’utilizzo del sistema analitico, si è spesso preferito il metodo forfettario sia per la semplificazione dei calcoli sia per la stesura della relazione che deve accompagnare la domanda di regolarizzazione. Tutti i clienti hanno comunque chiesto un confronto tra i due metodi e hanno scelto quello a loro più conveniente.

Nei casi da voi seguiti, quali sono state le fattispecie più frequenti che i clienti hanno dovuto sanare?

Buona parte delle posizioni riguardano “tesoretti” accantonati in Paesi esteri costituiti in anni lontani e spesso non sono frutto di evasione fiscale. Il fine era mettere al sicuro il loro patrimonio non fidandosi del Paese Italia, soprattutto avendo paura di un possibile prelevamento forzoso sui conti correnti. Logicamente non sono mancati casi di persone che hanno occultato dei redditi e che con la procedura di collaborazione volontaria vogliono sanare la propria posizione

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Si fa presto a dire commercialisti Guardare senza vedere (boom, bang, gulp)
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