Tax credit cinematografico: tutto molto bello ma…

 

-PlOqy8KnTwM8MOk0nPan5Y_QHmnrG-3wVoWpUCLxYg

La Legge di stabilità 2016 ha incrementato i fondi destinati ad agevolare il settore cinematografico che dai 115 milioni del 2015 sono passati a 140 per l’anno corrente e coprono sia la sua produzione che la distribuzione oltre che le imprese di esercizio.

Produzione

Il finanziamento del settore avviene tramite un credito d’imposta fino a un massimo di 6 milioni di euro per periodo d’imposta per ogni film prodotto che presenti qualità culturali artistiche o spettacolari. L’ammontare di tale credito è parametrato ai cosiddetti costi eleggibili dell’opera per un valore compreso tra il 15% e il 30% di questi ultimi e comunque fino ad un massimo del 50% del costo complessivo di produzione, limite che si innalza all’80% nel caso di film difficili e di film con modeste risorse finanziarie.

Per poter beneficiare del tax credit, oltre ai diversi adempimenti formali e requisiti di idoneità tecnica accertati da una apposita Commissione, è fondamentale il rispetto del vincolo di territorializzazione, che impone, nel caso di produzione, il sostenimento di almeno l’80% delle spese di produzione sul territorio italiano, per singola opera. Anche in caso di produzione di film stranieri, in possesso di determinati requisiti e, ovviamente, se almeno in parte girati sul territorio italiano è possibile accedere a un credito d’imposta pari al 25% delle spese sostenute in Italia, nel limite del 60% del costo complessivo del film e di 5 milioni di euro per produzione.

Le imprese nazionali di produzione esecutiva e postproduzione, per film o parti di film realizzati sul territorio nazionale con manodopera italiana, su commissione di produzioni estere, possono ottenere un credito in misura del 25% del costo di produzione della singola opera, fino a 5 milioni di euro.

Distribuzione

La legge di stabilità 2016 interviene anche sul fronte delle imprese di distribuzione cinematografica le quali hanno accesso a un credito in misura non superiore al 15% delle spese di distribuzione nazionale e internazionale, fino a un massimo di 2 milioni di euro. Il credito in questo caso è erogato solo nei confronti di opere riconosciute di nazionalità italiana.

Esercizio cinematografico

Per le imprese di esercizio cinematografico, infine, è stato previsto un credito non superiore al 40% delle spese complessivamente sostenute per l’acquisizione e sostituzione di impianti ed apparecchiature destinate alla proiezione digitale, per la formazione del personale, per l’adeguamento tecnologico delle sale e dei relativi impianti/accessori oltre che per il realizzo di nuove, con un limite massimo annuo pari ad euro 50.000 per schermo. È possibile accedere al credito anche in caso di ristrutturazione di sale storiche inattive esistenti da prima del gennaio 1980.

In questo caso la soglia massima è quella prevista dall’Unione Europea in tema di aiuti di Stato, pari a euro 200.000 complessivi nell’arco degli ultimi tre esercizi, che aumentano a 500.000 per costi sostenuti a partire dal 2010.

In caso di apporti in denaro, sia per le imprese di esercizio cinematografico, sia per le imprese di distribuzione cinematografica, la soglia del credito ottenibile è pari al 20% dell’apporto, con il requisito della nazionalità italiana da dover rispettare, unitamente al limite di euro 1.000.000 per periodo d’imposta ed a quello del 49% del costo complessivo di produzione.

È infine da puntualizzare che la Legge di stabilità 2016 elimina il previgente divieto di cumulabilità, il quale prevedeva l’impossibilità di beneficiare di diversi crediti fiscali per singola opera.

Ma

La Legge di stabilità 2016 ha ampliato il perimetro degli aiuti al mercato cinematografico offrendo ancor maggiori aiuti al mondo del cinema o, perlomeno, si prefiggendosi tale risultato.

Nella pratica, però, il meccanismo degli aiuti fiscali non risulta ancora ben tarato sulla complessità dal settore puntando i propri riflettori principalmente su film già sostenuti da produzioni importanti o da emittenti televisive.

Sempre più il mondo odierno è rapido e veloce e il settore cinematografico non fa eccezione finendo per precludere la strada lenta e tortuosa dei film di nicchia e con ristrette finanze per il realizzazione e, soprattutto, per la distribuzione. Gli aiuti finiscono solo per esser fruiti da soggetti che già godono di buone prospettive di incasso e di forte visibilità, lasciando sempre più in ombra l’emersione delle più piccole realtà, che per l’ottenimento della fama necessitano di molto più tempo, non avendo la possibilità di accedere al mondo della pubblicità di massa. Maggiore attenzione dovrebbe essere riservata alla distribuzione e alle sale consentendo la permanenza di pellicole che necessitano di maggior tempo per la propria affermazione, di visibilità, conoscenza e del passa parola.

Di certo aver attratto nel nostro paese colossi cinematografici non è fatto da disdegnare: grazie alla sempre più appetibilità filmografica italiana infatti, come è successo con ben tre film della serie “James Bond”, si è sviluppata occupazione e una economia indotta come nel caso del turismo.

Se da un lato il tax credit ha apportato apprezzabili benefici, però, rimane ancora da colmare la lacuna relativa alle piccole realtà cinematografiche per promuovere e aiutare piccoli grandi film apprezzabili dal punto di vista artistico, intellettuale, culturale e dinamico, che ancora oggi è penalizzato da scarse risorse finanziarie e dall’indipendenza televisiva.

(foto di Jeanloup Sieff: Ina Balke e Alfred Hitchcock, 1962)

Notizie dal nostro mondo Note su una categoria
Your Comment

Leave a Reply Now

Your email address will not be published. Required fields are marked *