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Ieri l’Italia ha giocato una grande partita. Ha vinto contro un avversario più forte e lo ha fatto sotto ogni profilo. Ha dimostrato, se ce n’era bisogno, che contro una squadra 11 giocatori non possono nulla. E questo dovrebbe insegnare qualcosa.

Noi Commercialisti dovremmo cominciare a farci squadra per noi e per i clienti che rappresentiamo invece di farci lotta all’interno (la ferita dei ricorsi è ancora ben aperta) e di sfaldarci di fronte alle necessità. La questione della proroga, poi, ha evidenziato le falle di un sistema che non funziona più. Delle colpe ha poca importanza o forse no, ne ha molta come molti sono i colpevoli.

Detto da cittadino serve riformare e detto da iscritto a un Ordine serve riformarci. Semplificare le regole, richiedere e accettare certezze, organizzarsi meglio. Unirsi abbandonando i personalismi che ci caratterizzano. E da sempre sono il nostro tallone d’Achille, un punto debolissimo che presta il fianco (oltre che il tallone) e ogni genere di banalità.

In questa vicenda è vero che il nostro CN ha dimostrato, a pensare bene, insussistenza. Che la politica si è autoproclamata incapace di capire le esigenze di qualcuno al di fuori di essa (la comunità che dovrebbe amministrare con giudizio). Che ogni buona pratica sembra essere stata abbandonata.

Ma è anche vero che tutto questo ha portato a galla una verità con cui dovremmo fare i conti. La nostra è una professione complessa, impossibile da gestirsi da soli. Richiede investimenti in conoscenza e in organizzazione, consapevolezza delle proprie capacità, del tempo e dei modi. Obbliga a specializzarsi e associarsi. A intraprendere nuove strade.

L’essenza di un Ordine non può essere (se mai la è stata) la protezione ‘a prescindere’ di un gruppo e di uno ‘status quo’. Non può e non deve essere essenzialmente il controllo all’ingresso e la comminazione di sanzioni agli iscritti. Un Ordine non è una casta ma una garanzia: di serietà, di alta qualità, di ‘origine controllata’. Se da consumatori pretendiamo certezza e qualità sulle nostre tavole perché ogni cittadino, contribuente, imprenditore o professionista non deve aver a cuore la qualità dei servizi offerti da un commercialista? D’altro canto, però, ogni commercialista deve offrire il meglio (e non solo il proprio meglio) a chi gli si rivolge. Deve, come Ordine, mediare le richieste, proporre soluzioni, insistere e battere i pugni quando serve. Deve essere davvero rappresentante di una categoria e della clientela dei propri iscritti (una nazione intera, più o meno). Deve, come singolo, giustificare la propria esistenza, guardare al futuro senza ancorarsi al mestiere del passato, investire in tecnologia, mettere da parte invidie e gelosie, le paure verso i colleghi. Deve finalmente capire che da soli non si va da nessuna parte e che solo così la nostra professione ha e avrà ancora un senso. Richiedendo quello che riteniamo giusto richiedere ma anche crescendo nella nostra pratica quotidiana. Giocando come squadra, finalmente.

Amen.

 

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