Uno non sempre vale uno

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La parola ha ancora un senso o è morta per sovraesposizione come una foto mal riuscita, per abuso d’ufficio, per incapacità di volere? Lo stesso vale per le immagini, tante, troppe, centomila e quindi nessuna, trasposizione di un ego che lotta per apparire con vista Colosseo, scomparendo a sua insaputa.

Ci è stato sottratto il senso dell’orrore e quello della meraviglia, la bellezza della scoperta, il diritto di non sapere. Ci è stato tolto il tempo per pensare. Buona la prima e avanti il prossimo, le faremo sapere ma più probabilmente ci dimenticheremo.

Isgrò cancellava parole dando forza a ciò che rimaneva. Ingrandiva immagini a dismisura fino a svuotarle di senso. Dovremmo pensarci più spesso. Dovremmo pensare, a prescindere.

Il troppo è troppo e vale per tutto. Parole, immagini, norme e presenze in tv. L’assenza di misura annulla le proporzioni, toglie aria, soffoca il pensiero. Troppa opposizione non fa un governo. Troppe idee non servono a nulla se nessuno ha più l’attenzione per ascoltarle, per capirle. Se le trova sommerse da altre idee come musica da bruciare in radio, come film che usciranno di sala già alla fine del primo tempo. Come avere troppe regole non è meglio di nessuna regola, solo un po’ più ipocrita. Il troppo è troppo e non è sinonimo di libertà. Pagare 120 milioni un calciatore è una manifestazione di prepotenza, non una valutazione. Lasciar parlare tutti è solo un altro modo di censurare perché se tutti urlano nessuno sentirà nulla. Chi tace lo sa bene.

Viviamo inseguiti, senza distanze apparenti. Circondati da odori cattivi e follie personali in cerca di notorietà. Una guerra globale dove ognuno è il proprio generale, dove ognuno si sente autorizzato, assolto, migliore. Morte ed esibizionismo sono la cifra di questo mondo incapace di attesa e silenzio, dove sopravvive l’arroganza degli stupidi amplificata da una rete anonima e mondiale, un’enorme pubblicità gratuita a qualsiasi deiezione. Il grande fratello di cui tutti si sentono padri. Ci si sente parte di un gruppo, superiori senza dirlo, credibili. Una folla di singoli, gelosi del proprio, pieni di invidia cattiva, sospettosi e insicuri. Gente che ha sbagliato strada puntando al proprio centro, intasandolo, anziché aprire le porte e correre versi i ponti. Gente che parla e fotografa. Che raramente ha qualcosa da dire e vota allo stesso modo. Che sia un reality o un’elezione cruciale.

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