Il fenomeno art-lending 

Negli ultimi anni nel mondo della finanza si è sviluppato il fenomeno dell’art-lending, ossia la possibilità di ottenere un prestito in denaro a fronte del deposito a garanzia di una o più opere d’arte; uno strumento che, così facendo, permette ai collezionisti di impegnare opere di elevato valore sul mercato in cambio di liquidità trasformandole, quindi, in un vero e proprio asset class. L’Arte diventa una leva finanziaria parte della strategia globale di gestione e della pianificazione patrimoniale per l’utilizzo della collezione, al fine di ottenere liquidità per lo sviluppo di altre opportunità finanziarie.

L’art-lending è un fenomeno recente diffusosi negli ultimi anni a partire dal mondo bancario dell’arte statunitense: si stima che siano tra i 15 e 20 miliardi di dollari i prestiti in essere garantiti completamente da opere d’arte. Il meccanismo è molto semplice: i collezionisti ottengono prestiti per un periodo prestabilito, offrendo le opere in garanzia come in ogni normale pratica di affidamento opere che, a seconda del tipo di accordo, possono anche rimanere a disposizione del collezionista durante tutto il periodo di prestito finanziario

UN MERCATO IN EVOLUZIONE

Si possono distinguere tre categorie principali di art financing:
liquidity: è il caso classico in cui il collezionista desidera monetizzare le opere d’arte nel proprio portafoglio e poter investire in altre operazioni finanziarie;
bridge to sale: in questo caso l’opera viene monetizzata in attesa della sua vendita;
additional capital: questo caso permette al collezionista il reperimento di liquidità da investire in altre opere d’arte ampliando così il proprio portafoglio e tenendo comunque distinta la propria collezione da altre attività commerciali.

Negli Usa, negli ultimi cinque anni, l’80% dei prestiti garantiti da opere d’arte è stato concesso dalle banche ed è questo un fenomeno nuovo rispetto al passato, in cui le garanzie erano più frequentemente costituite da gioielli e pietre preziose. Il motivo della scarsa propensione a utilizzare le opere d’arte come garanzia risiedeva certamente nella peculiarità delle stesse ma anche e forse soprattutto nella struttura particolare del mercato dell’arte. Il principale ostacolo era infatti costituito dalla complessità insita nella valutazione delle opere d’arte sia da parte del finanziatore sia per gli stessi clienti nel concordare su un valore certo. Un ulteriore ostacolo, poi, era quello della sostanziale illiquidità del mercato dell’arte. In caso d’insolvenza il prestatore, una volta entrato in possesso dell’opera, si ritrovava in possesso di un bene da immettere in un mercato caratterizzato da tempistiche di realizzo lunghe e incerte, fatto non coerente con la necessità di liberare risorse finanziarie. Tutto questo, in buona sostanza, rendeva difficile la valutazione del rischio dell’operazione, aspetto fondamentale per l’attività del credito.

La maggiore trasparenza, vera o presunta, delle transazioni nell’odierno mercato dell’arte e l’avvento dei database dei prezzi delle aste, oltre che le professionalità cresciute a margine del settore, rendono oggi possibile ridurre questo ostacolo consentendo alle parti di accordarsi nelle valutazioni.

Oggigiorno il mercato dell’arte sembra quindi essere contraddistinto da un miglioramento della liquidità delle opere d’arte e, come evidenziato da uno studio dal Rapporto 2016 pubblicato da Artprice, la possibilità di acquisto e di vendita, al posto giusto e nel momento giusto, sembra un obbiettivo più facile da raggiungere.

L’arte pare diventare sempre più attraente, fruibile e competitiva come investimento per la sua crescente potenzialità a essere utilizzata come collaterale delle operazioni finanziare. È bene precisare, però, che gli istituti di credito concedono prestiti a tassi interessanti solo a fronte di opere d’arte di alto (se non altissimo) e, soprattutto, stabile valore. Basti pensare che le banche statunitensi offrono prestiti garantiti dall’arte a tassi tra il 2,5% e il 3% a collezionisti la cui collezione abbia un valore netto altissimo, come avvenuto ad esempio con Steve Cohen, la cui collezione d’arte è stimata intorno a un miliardo di dollari.

Un’ulteriore conferma del trend del settore è costituito dal fatto che anche Sotheby’s e Christie’s negli ultimi anni hanno offerto prestiti a prezzi competitivi se legati ad acquisti o vendite eseguiti attraverso i loro canali.

Come sempre, poi, ogni mercato offre il fianco a speculatori capaci di navigare nei mari più oscuri. Ci sono operatori specializzati del mercato finanziario che offrono prestiti a tassi anche elevati (intorno al 20%) per somme raramente inferiori a 500.000 dollari e, in genere, solo per il 40% del valore delle opere. Altri specialisti concedono prestiti a breve con opere d’arte in garanzia di valore più basso ma a tassi che variano tra il 35 e l’83% (fonte: Forbes, “How easy is to get an art-backed loan?”, ottobre 2014). Altri, infine, puntano sulla insolvibilità dei loro mutuatari per poter avere la proprietà delle opere d’arte e venderle avendo un ritorno economico più alto.

La previsione per il futuro è che il mercato finanziario del prestito garantito dall’arte vada verso una crescita esponenziale con l’introduzione anche di nuovi prodotti finanziari/assicurativi che per esempio consentano al collezionista richiedente liquidità, non solo per acquistare altre opere d’arte ma anche per altri tipi di operazioni finanziarie, di poter avere a disposizione le proprie opere date in garanzia. Quello che si richiede, in compenso, sono regole chiare che definiscano da subito il perimetro del campo in cui si andrà a giocare questa partita, mettendo limiti etici a un settore che, altrimenti, rischia di diventare preda di speculatori senza troppi scrupoli.

L’articolo originale qui: Il fenomeno art-lending | Artribune

La Triennale di Milano » Diritto e Mercato dell’Arte Diritto e mercato dell'arte
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