Il nostro testo per Federculture (e il Corriere di oggi)

La proposta di Federculture per una normativa che sancisca la definizione di impresa culturale include, come è logico, anche alcuni spunti di carattere fiscale e insiste sulla approvazione di agevolazioni fiscali che possano fungere da volano per il comparto.

In particolare vengono citati alcuni punti specifici.

  • Il riordino e la semplificazione del trattamento fiscale e tributario delle attività di impresa culturale, e dei sostegni al suo svolgimento, con riferimento alle imposte dirette ed indirette, IMU e tributi locali. In particolare i punti di maggiore rilevanza, a nostro parere, sono i seguenti:
    • IVA – E’ la più grande e difficile battaglia. Risulterebbe particolarmente efficace e opportuno per gli operatori culturali relativamente alle loro attività specifiche la applicazione di una aliquota IVA agevolata per le attività culturali (il riferimento al 4% applicato ai prodotti editoriali non è fuori luogo ma anche la semplice adozione di una aliquota del 10% sarebbe già un grande passo avanti). Si presti poi attenzione al fatto che tale agevolazione dovrebbe però essere applicata sia in ingresso che in uscita al fine di non andare a creare grossi e inutili crediti.
    • IMU e tributi locali – Costituiscono spesso una grossa voce di spesa il più delle volte non commisurata a un effettivo e corrispondente ’servizio’ (si pensi alla TARI, ad esempio). La loro eliminazione o, quantomeno, la loro riduzione a importi fissi risulterebbe essere una importante fonte di risparmio.
  • Il riordino e la semplificazione della disciplina in tema di donazioni di beni in favore di imprese culturali, ivi comprese quelle in cui il donante sia una società commerciale, ed incentivarne l’utilizzo. La legislazione attuale rende difficile le donazioni private a soggetti come, ad esempio, le istituzioni museali. A maggior ragione se il donante è una società di capitali. Anche in considerazione del fatto che si prevede un incremento esponenziale di casi in cui non esistono eredi legittimi anche per grandi patrimoni, spesso formati da opere d’arte, ipotizzare uno snellimento delle procedure e del carico fiscale relativo sarebbe opportuno e auspicabile.
  • L’adozione di disposizioni specifiche per il lavoro dipendentee per le collaborazioni svolte a qualsiasi titolo in suo favore con una decontribizione volta a favorire l’assunzione da parte delle imprese culturali pur nei limiti di cui alla normativa sul terzo settore.

A quanto indicato nell’articolato approvato, poi, si potrebbe aggiungere un riferimento all’Art bonus. Sia questo così come anche l’IMU, sono oggetto di attenzione nel decreto sullo spettacolo dal vivo in cui si prevede che l’Art Bonus possa trovare attuazione anche nei casi di ristrutturazione e di ammodernamento di teatri e sale musicali. L’estensione tout court ai beni facenti capo alle imprese culturali prosegue sullo stesso solco amplificando la portata della norma con ricadute sensibili sulle attività di fundraising degli operatori della cultura.

 

Imprese culturali e creative alla ricerca di definizione Cultura e diritto. Il caso delle associazioni 
Your Comment

Leave a Reply Now

Your email address will not be published. Required fields are marked *