Il Social Bonus: l’agevolazione fiscale per finanziare gli enti del Terzo settore impegnati nel recupero degli immobili pubblici e di quelli confiscati alla criminalità organizzata

Un nostro articolo scritto da Maria Concetta Rizzo

*

Con la crisi economica è nata la consapevolezza dell’importanza del social business e di quello culturale, e del ruolo che oggi può avere la figura dell’imprenditore sociale che voglia investire le sue risorse ed il suo tempo in modo professionale, per operare un miglioramento sociale, culturale e ambientale attraverso modelli di business competitivi sul mercato.

Un nuovo sistema, pertanto, dovrà favorire la partecipazione di nuovi imprenditori sociali coinvolgendo la società civile e il mondo del “non profit”.

La riforma del terzo settore dà impulso a questi nuovi modelli imprenditoriali nell’ambito del social business e di quello culturale con obiettivi rivolti al conseguimento del benessere della collettività. Si offre la possibilità di cogliere nuove esigenze che emergono dalla vita sociale e dai cittadini, offrendo altresì la possibilità di analizzare nuove forme organizzative orientate a un welfare privato guidato da imprese “non profit” (si pensi alle cooperative sociali o alle imprese sociali, oltre alle associazioni) ma anche da imprese ibride come le società benefit, di cui però si auspica un intervento teso a renderle una forma di impresa appetibile. Inoltre si dà la possibilità di operare in tutti i settori del libero mercato dei beni e servizi, come un’impresa convenzionale, ma con il solo scopo di conseguire il benessere della collettività.

Il Codice del Terzo Settore prevede alcune misure fiscali tese a favorire la consapevolezza e la diffusione di nuovi business sociali e culturali. Tra queste misure il codice istituisce, a decorrere dal 2018, il cd. “Social Bonus”; è una misura innovativa che prevede un credito d’imposta per le erogazioni liberali a favore degli enti del terzo settore ad attività prevalentemente non commerciale che abbiano presentato un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata assegnati ai suddetti enti. I progetti dovranno prevedere ovviamente solo l’utilizzo dei beni per scopi sociali, comprese eventuali attività sanitarie.

Vi è la consapevolezza da un lato che l’attuale crisi economica ha rinnovato l’interesse verso i beni pubblici e la necessità di individuare nuove forme di gestione e utilizzo degli stessi; dall’altro che i beni confiscati costituiscono una quota notevole dell’economia italiana e del sistema produttivo del Paese.

Si è ormai orientati in Italia al rafforzamento delle buone pratiche di antimafia sociale grazie anche alla introduzione della legge n. 109/96 sul riutilizzo per finalità istituzionali e sociali dei beni confiscati.

La promozione, diffusione e attuazione dei progetti per la valorizzazione dei beni confiscati contribuiscono al rafforzamento delle politiche di coesione sociale, di lavoro per i giovani e di sviluppo di reti relazionali, attraverso il metodo del partenariato pubblico-privato. I beni immobili confiscati sono concentrati per il 90% in 5 regioni (Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Lombardia)[1]. Circa la metà delle aziende confiscate operano nel commercio (471) e nelle costruzioni (477). Seguite da quelle alberghiere e della ristorazione (173) e dalle aziende confiscate che operano nel settore dell’agricoltura (92). Ma vi sono anche le attività immobiliari e quelle finanziarie, l’informatica e i servizi alle imprese, le imprese manifatturiere e di tra sporto, quelle che si occupano di sanità.

Beneficiari

Il credito d’imposta è riconosciuto per le erogazioni liberali in denaro fatte da persone fisiche, da enti e da società in favore degli enti del Terzo settore non commerciali che hanno presentato, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata assegnati ai suddetti enti del Terzo settore, e da questi utilizzati esclusivamente per lo svolgimento di attività di interesse non commerciale con modalità non commerciali.

Modalità di fruizione

Il credito è pari al 65% delle erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche e al 50% se effettuate da enti o società; è riconosciuto alle persone fisiche e agli enti non commerciali nei limiti del 15% del reddito imponibile ed ai soggetti titolari di reddito d’impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui.

Il credito d’imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo ed è utilizzabile in compensazione mediante modello F24. Inoltre, non è soggetto al limite annuale per l’utilizzo dei crediti d’imposta di cui al quadro RU del modello redditi, pari a 250.000 euro e neanche al limite generale annuale alle compensazioni nel modello F24, pari a 700.000 euro.

Il credito d’imposta non rileva ai fini della base imponibile delle imposte sui redditi e dell’IRAP.

Cumulabilità

Quanto alla cumulabilità con altre agevolazioni, il Codice del Terzo Settore prevede che per le erogazioni oggetto del credito d’imposta non si applichino le nuove detrazioni o deduzioni previste dal nuovo codice, né le agevolazioni fiscali previste a titolo di deduzione o di detrazione di imposta da altre disposizioni di legge.

Adempimenti degli enti beneficiari

I soggetti beneficiari delle erogazioni liberali effettuate per la realizzazione di interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni stessi, devono comunicare trimestralmente al Ministero del lavoro l’ammontare delle erogazioni liberali ricevute nel trimestre di riferimento; sono obbligati altresì a dare pubblica comunicazione di tale ammontare, nonché della destinazione e dell’utilizzo delle erogazioni stesse, tramite il proprio sito web istituzionale, in una pagina dedicata, e in un apposito portale, gestito dal medesimo Ministero in cui ai soggetti destinatari delle erogazioni liberali sono associate tutte le informazioni relative allo stato di conservazione del bene, gli interventi di ristrutturazione o riqualificazione eventualmente in atto, i fondi pubblici assegnati per l’anno in corso, l’ente responsabile del bene, nonché le informazioni relative alla fruizione, in via prevalente, per l’esercizio delle attività di interesse generale, di cui all’art. 5 del CTS.

Decorrenza

Il codice precisa che la disposizione relativa al social bonus si applichi a decorrere dal 2018 e fino al periodo d’imposta successivo all’autorizzazione della Commissione europea e, comunque, non prima del periodo d’imposta successivo a quello di operatività del Registro unico nazionale degli enti del Terzo settore, alle ONLUS, alle organizzazioni di volontariato, nonché alle associazioni di promozione sociale.

Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, con il Ministro dell’Interno e il Ministro dell’Economia e delle finanze e Il Ministro dei Beni e delle attività culturali, individuerà con decreto le modalità di attuazione delle agevolazioni, comprese le procedure per l’approvazione dei progetti di recupero finanziabili.

[1] Dati al 31 dicembre 2012: fonte Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata

(la foto è di Horst Friedrichs)

LINGUAGGI COALESCENTI: Ithaka Won't Fool Ya! La nuova mostra di BBS-Lombard a Prato BBS-Lombard, eccellenza a Lucca
Your Comment

Leave a Reply Now

Your email address will not be published. Required fields are marked *