Quattro piccole cose che abbiamo fatto per la cultura e per l’arte (parte prima)

Noi non demonizziamo le parole. Servono per raccontare, spiegare, pensare. Le parole sono importanti anche se non possono bastare. Un po’ come indignarsi. Serve fare, a un certo punto, o quantomeno provarci. E a fare sono gli uomini e le donne che non si rassegnano, che credono che qualcosa si-può-fare. Che assemblano le idee, le speranze, i sogni e provano a farne realtà. Frankenstein jr. senza mostri però.

Noi siamo così, viviamo in quella terra di mezzo tra sapere e fare, proviamo a combinare gli elementi come alchimisti del pensiero, a tradurre i linguaggi di chi opera e chi regola.

E quindi ci siamo messi di buzzo buono e qualcosa abbiamo provato a inventarlo. Pensandolo e poi scrivendolo, perché le parole, l’abbiamo detto, servono. Proponendolo e infine sperando, perché non tutto dipende dai singoli ma è sempre un lavoro di squadra.

E quindi.

  1. Emendamento alla Legge di stabilità volto alla detraibilità delle spese ‘culturali’ in analogia a quelle mediche.

È ormai scientificamente dimostrato che la fruizione culturale ha importanti riflessi sulla salute delle persone. Alzheimer, depressione, invecchiamento, ad esempio, hanno un minore impatto su soggetti che regolarmente leggono, vanno a teatro e al cinema così come nei musei. E quindi è facile immaginare le spese culturali come spese mediche. E quindi, infine, perché non considerare spese mediche e spese culturali alla stessa stregua in dichiarazione dei redditi? Questo sarebbe un segnale fortissimo da parte dell’Italia, un cambio di rotta definitivo, un primato di cui potremmo vantarci.

Per questo è stata depositata a firma dell’on. Roberto Rampi (che l’aveva promesso qualche tempo fa a Genova durante un convegno ed è stato di assoluta parola) e dell’on. Irene Manzi (a cui dire grazie è sempre troppo poco) una nostra proposta di emendamento che prevede la detraibilità delle spese culturali per la parte che eccede euro 129,11, esattamente come le spese mediche intendendosi per spese culturali quelle effettuate per l’acquisto di biglietti di ingresso o tessere d’abbonamento a musei, concerti e spettacoli teatrali, sale cinematografiche, dall’acquisto di libri e di opere protette de diritto d’autore su supporto cartaceo, audio o video. Ai fini della detrazione la spesa culturale deve essere certificata da biglietto o abbonamento riportante il marchio SIAE, da fattura o da scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni o degli spettacoli. Il certificato di acquisto deve comunque contenere l’indicazione del nome e cognome del destinatario o il suo codice fiscale

  1. Emendamento alla Legge di stabilità in materia di mercato dell’arte

Contestualmente abbiamo proposto un’altra piccola grande novità. Il testo riprende quello comparso nella prima stesura della legge di stabilità ma al suo confronto rappresenta una rivoluzione copernicana. Rispetto alla prima versione, che ha sollevato numerose polemiche da parte degli operatori e che avrebbe messo una pietra tombale su un settore che già adesso fatica a reggere il confronto con i mercati internazionali, le diversità sono molteplici.

Nella nuova formulazione, normativa e non interpretativa, si introduce una presunzione di non commercialità per le opere detenute da almeno cinque anni. Sono poi esclusi, coerentemente al concetto di commercialità e al contrario di quanto ipotizzato dal primo testo, i beni artistici ricevuti per donazione o successione. La definizione di plusvalenza parte dalla differenza tra il corrispettivo percepito nel periodo di imposta, al netto delle commissioni pagate per l’acquisto, e il costo di acquisto aumentato di ogni altro costo inerente all’acquisizione comprese le spese di assicurazione, di restauro, di catalogazione, di custodia e conservazione degli oggetti e delle opere cedute.

Il testo, infine, introduce alcune importanti novità in campo IVA che, se approvate, metteranno il mercato italiano al pari dei competitor europei. In particolare la norma prevede l’abbassamento al 5% dell’aliquota IVA sull’importazione di opere e, novità non secondaria, l’equiparazione al 10% delle aliquote applicabili alle vendite di opere da parte di artisti, eredi e legatari e quelle effettuate da operatori commerciali limitatamente alle opere acquistate dagli stessi autori, dai loro eredi o legatari. Quest’ultimo fatto, tra l’altro, porrebbe fine all’annosa querelle sulle aliquote da applicarsi in caso di mandato di vendita affidato da un artista a una galleria.

Se la norma dovesse essere approvata renderebbe il mercato italiano dell’arte un mercato competitivo a livello internazionale, trasparente e stabile. Uno tra i problemi attuali, infatti, è il livello del contenzioso dovuto dall’indeterminatezza dell’attuale legislazione che la rende interpretabile e di conseguenza, indeterminata e difficilmente attrattiva. Con un danno per le casse statali che invece potrebbero avvantaggiarsi dall’emersione di operazioni finora nascoste e da importazioni che attualmente passano da altre dogane..

E non finisce qui

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(Immagine: Francesco Vezzoli, Self-Portrait as Apollo del Belvedere’s Lover, 2011. Courtesy Fondazione Prada, Milano. Foto: Alessandro Ciampi)

 

auguri. per qualsiasi cosa vogliate che sia Bande a part: gli isolati del terzo settore
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