Marco Biscardi – Times Change

Istanze filosofiche e domande attinte dal pubblico dibattito non troverebbero mai un approdo, una rada naturale, senza il conforto dell’immagine. E pure, da sola, essa non basterebbe, pensando alla necessaria parzialità dell’obiettivo fotografico, che mostra, certo, ma altrettanto nasconde. Occorreva dunque una sintesi. E tra le tante possibili, Marco Biscardi ha trovato la sua.
Il presupposto, la presa di coscienza della realtà, la piattaforma da cui prendono le mosse alcune delle sue opere, è la seconda guerra mondiale, un fondale di teatro da cui i nostri occhi non possono affrancarsi, ma che i nostri occhi possono riempire, e lo faranno sempre, volenti o nolenti, con altre immagini. In qualche modo, il bombardamento è doppio: la guerra effettua il primo, imponendosi alla memoria, noi compiamo il secondo, sovrapponendo oggetti e significati.
Il risultato è un mondo né completamente reale, né completamente immaginario, un guado, una sospensione, che miracolosamente conserva sia la dinamica della tragedia sul punto di esplodere, sia la parodia già deflagrata, forse ancor più tragica perché ha già perso memoria della storia. Così, lo skyline di New York diventa un sollevarsi dalle acque di torri-smartphone, che si fanno contemplare nella loro inevitabilità. E allo stesso modo il fungo atomico si erge al cospetto del bagnante di spalle, un demone o uno di noi, fa poca differenza.
L’arte di Biscardi riesce a rappresentare la dinamica del fenomeno e il suo compimento. In qualche modo, arriviamo davanti al nostro oggetto quando è già troppo tardi. E per questo le sue opere posseggono un senso straordinario di inevitabilità storica che le fanno essere, più che una profezia, la cronaca dettagliata di ciò che è appena accaduto.

(Luca Baccolini)

"Bellezza è verità, verità è bellezza". Il nostro ricordo di Gianfranco Negri-Clementi Due parole sulla circolazione delle opere
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