Quattro piccole cose che abbiamo fatto per la cultura e per l’arte (parte seconda)

Non è finita qui, dicevamo. E non finirà neanche stavolta perché il lavoro da fare è tanto e mai concluso. Ci si muove passo passo verso un orizzonte che non si avvicina mai abbastanza. Lamentarsi e indignarsi quando necessario ma non limitarsi mai a questo. Perché è più importante fare, operare, muoversi, creare, crescere.

Degli emendamenti abbiamo detto la scorsa volta. Il primo, volto alla detraibilità delle spese culturali, era una bandiera da mettere. Un paletto, un segnale. Qualcosa che rimarrà comunque scritto, l’inizio di un percorso. Il secondo si è sviluppato e con l’Agenzia delle Entrate, il MIBACT e gli operatori del mercato dell’arte è iniziato un percorso per discutere, rinnovare le proposte e unirne altre già pronte. Vi faremo sapere.

Agenzia delle Entrate e MIBACT sono stati gli interlocutori anche delle altre due proposte che abbiamo portato alla luce. Di ciò che ne è stato e di ciò che ne sarà vi diciamo qui sotto.

  • Interpello informale circa l’inerenza e la deducibilità dei costi di sponsorizzazione

L’articolo 109 comma 5 del TUIR recita: le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi. Per inerenza, quindi, sotto il profilo fiscale si intende una correlazione tra costo sostenuto e reddito imponibile. A tale proposito la Cassazione è intervenuta più volte e con una recentissima ordinanza ha ribadito che “il principio dell’inerenza, quale vincolo alla deducibilità̀ dei costi, non discende dall’art. 75 (ora 109), 5°c., Tuir, che si riferisce invece al diverso principio dell’indeducibilità̀ dei costi relativi a ricavi esenti (ferma l’inerenza), cioè̀ alla correlazione tra costi deducibili e ricavi tassabili” e che “l’inerenza deve essere apprezzata attraverso un giudizio qualitativo, scevro da riferimenti ai concetti di utilità̀ o vantaggio, afferenti ad un giudizio quantitativo, e deve essere distinta anche dalla nozione di congruità̀ del costo”. Logica conseguenza di tutto ciò, ferma la congruità quantitativa dell’operazione, è il fatto che un’operazione di sponsorizzazione culturale, con i suoi indubbi riflessi reputazionali e di accrescimento della visibilità dello sponsor, non potrà mai essere ritenuta non inerente e che quindi tale costo abbia piena dignità fiscale.

  • Interpello informale in materia di società benefit

Allo stesso modo e, anzi, ancor più radicalmente il tema dell’inerenza si ripropone quando il soggetto coinvolto è una società benefit. Il sostenimento di costi volti al perseguimento dell’oggetto sociale è oggettivamente inerente secondo quanto espresso dalla Cassazione e sopra evidenziato e valgono le medesime considerazioni che possono farsi relativamente alle sponsorizzazioni con un ulteriore elemento di prospettiva: le società benefit contengono in nuce il seme dell’impresa e appare del tutto evidente la relazione tra l’attività ‘benefit’ e gli aspetti economici delle imprese. Come detto l’importanza degli aspetti reputazionali è uno degli aspetti fondamentali nella formazione del valore d’impresa e non si vede come, di conseguenza, non siano da considerarsi completamente deducibili i costi sostenuti per lo svolgimento di una attività di interesse sociale che la benefit si impegna statutariamente a svolgere e per la quale dovrà per legge rendere pubblico l’impatto generato mediante la stesura di un apposita relazione.

Di questo abbiamo discusso direttamente presso l’ufficio normativo dell’Agenzia delle Entrate. È evidente che come spesso accade la normativa non risulta puntuale e si può prestare a interpretazioni differenti anche in caso di verifiche degli uffici territoriali dell’Agenzia. E incertezza, sospetto e interpretabilitá sono senza dubbio alcuno il principale freno alla costruzione di rapporto sereno tra contribuenti è Stato come, in questo caso specifico ai finanziamenti alla cultura. Si è convenuta la necessità di predisporre in tempi brevi una sorta di vademecum che funga da manuale di istruzioni per i contribuenti da un lato e da riferimento per l’Agenzia stessa dall’altro anche con lo scopo di incentivare e sostenere la propensione al dono, alle erogazioni, liberali, alle sponsorizzazioni in campo culturale.

A conferma dell’importanza degli argomenti proprio su questi verterà il nostro intervento nel prossimo Rapporto Biennale di Confindustria che verrà presentato il prossimo 15 febbraio a Verona.

Qualcosa si muove.

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