L’erba del vicino

Why Collect? è il titolo del rapporto sulle collezioni museali nel Regno Unito commissionato da Art Fund e dalla Wolfson Foundation allo storico David Cannadine che evidenzia il divario sempre più ampio tra la spirale dei prezzi delle opere sul mercato internazionale dell’arte e i limitati fondi per le acquisizioni disponibili per musei e gallerie nel Regno Unito in cui la spesa pubblica per i musei nell’ultimo decennio è diminuita del 13%.

L’analisi, eseguita per affrontare come, perché e in quale misura i musei e le gallerie finanziati con fondi pubblici continuano ad espandere le loro collezioni, ha però portato al risultato, come ha detto proprio Cannadine, di una relazione che “invece di dare conforto e rassicurazione, esprime ansia e preoccupazione”. Cannadine come esempio eclatante cita i 333 milioni di sterline recentemente pagati per Salvator Mundi di Leonardo da Vinci che corrispondono a più della metà dell’intero importo che il Dipartimento di Digitalizzazione, Cultura, Media e Sport e altri organismi ufficiali con base a Londra hanno assegnato ai musei e alle gallerie inglesi nel 2016-17.

Nel rapporto si fa riferimento a un recente studio che mostra che il governo britannico spende meno per la cultura, in termini percentuali, rispetto alla Danimarca, alla Francia, all’Ungheria o alla Lettonia: i musei del Regno Unito hanno registrato un decennio di riduzioni di finanziamenti che, come detto, è diminuita del 13% e cioè da 829 milioni di sterline nel 2007 a 720 milioni e la riduzione è stata maggiore se si osservano i finanziamenti forniti dalle autorità locali. Attraverso questo declino finanziario, “l’attenzione (e quindi le risorse) si è spostata da quello che deve invece essere lo scopo principale [dei] musei e gallerie di mantenere, sviluppare e curare le loro collezioni ” e come ulteriore conseguenza il morale, la fiducia e il numero del personale curatoriale, che sono essenziali per la gestione, l’esposizione e lo sviluppo delle collezioni pubbliche d’arte della nazione, “sono in serio peggioramento da un po’ di tempo”.

Solo la metà dei 266 musei esaminati disponeva di uno stanziamento di bilancio specifico per la raccolta e nella maggior parte dei casi era raramente superiore all’1% dell’importo totale speso. Sebbene quasi tutti gli intervistati siano stati in grado di aggiungere oggetti alle loro collezioni negli ultimi cinque anni, sono state le donazioni e i lasciti i metodi più utilizzati.

I risultati del sondaggio hanno dimostrato che, tranne nel caso dei musei nazionali, il collezionismo per la maggior parte dei musei e delle gallerie non è altro che un’attività marginale. “Se mai ci fosse stato un momento per aumentare gli investimenti nei curatori dei musei e nelle loro collezioni, allora quel momento è ora”, ha detto Cannadine. La rivoluzione digitale ha consentito l’accesso e la visualizzazione online a intere collezioni e “più è possibile imparare sulle collezioni esplorandole online tanto più vorremmo andarle a visitarle in situ” mentre, al contrario, molti musei e gallerie mostrano solo una parte delle loro collezioni (spesso una quota inferiore al 10%).

Stephen Deuchar, direttore di Art Fund, ha dichiarato che “le raccolte museali hanno un impatto dimostrabile sulla vita e il benessere delle persone, e sono quindi una parte vitale del tessuto sociale del nostro paese” mentre per Paul Ramsbottom, amministratore delegato della Wolfson Foundation, “il rapporto di Cannadine dimostra la portata e l’importanza delle collezioni che si tengono nei musei e nelle gallerie nonché il ruolo critico dei curatori che interpretano e sviluppano queste collezioni. Ciò che la relazione rende abbondantemente chiaro è la necessità di maggiori e intelligenti finanziamenti  sia dalla filantropia sia, soprattutto, dalla finanza pubblica perchè le sfide al finanziamento del settore potrebbero non essere storicamente uniche ma sono certamente gravi e potenzialmente molto dannose”.

Il rapporto è scaricabile qui.

ÆS: Arts+Economics, una rivista per il mercato dell'arte Save the dates: 10 e 15 aprile
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