Un tavolo per riscrivere le regole: ilSole24ore racconta il nostro intervento a Miart

Questa settimana a Miartalks si è tornato a discutere di proposte fiscali per il mercato dell’arte con l’Agenzia delle Entrate. È bene che certe norme non calino  dall’alto ma giungano alla meta dopo   un percorso di formazione. Questo è stato il punto di partenza. Al microfono Annibale Dodero, Direttore, Centrale Normativa Agenzia delle Entrate, l’avvocato Alessia Panella, Mauro Stefanini, presidente dell’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, con la moderazione di Franco Broccardi, partner dello Studio BBS-Lombard, commercialista di Milano.

«Come Consiglio nazionale dei dottori commercialisti stiamo cercando di costruire un rapporto tra noi, l’Agenzia delle Entrate e l’Associazione delle gallerie – ha spiegato Broccardi, coordinatore del Gruppo di Lavoro ‘Economia e cultura’ presso il Consiglio Nazionale si Dottori Commercialisti e Esperti Contabili – per fare un percorso comune e condividere le idee. Il tavolo si è aperto a Roma e abbiamo cominciato a fare proposte che spaziano in vari campi dalla fiscalità a  norme che non ci sono per creare un comparto meglio strutturato con maggiori possibilità di crescita».

Per Dodero: «Nel tavolo aperto l’Agenzia ha un ruolo tecnico per valutare le proposte degli operatori e confrontarsi con il mondo istituzionale. Il Mibact è al tavolo perché sarà poi la politica a fare le scelte. Noi proporremo un percorso su un ventaglio di ipotesi».

Si parte dalla necessità di dare regole certe al mercato dell’arte, un comparto economico che poggia su una struttura normativa complessa. «Attualment il problema c’è  per il collezionista – spiega Dodero –: quando rivende un quadro dobbiamo chiederci se è un fenomeno fiscalmente rilevante o meno? In genere il comune sentiment è che non ci sia tassazione, ma questo in assoluto non è vero perché una norma ci dice che la compravendita fatta dal collezionista può essere tassata se si è in presenza di attività d’impresa, anche occasionale».

Quando lo è? «Un collezionista puro che compra un quadro per personale fruizione e dopo anni, per necessità economiche, lo rivende rientra nell’ipotesi di un investimento patrimoniale e sulla base della norma attuale non dovrebbe avere rilevanza fiscale, ma se lo rivede in tempi brevi la giurisprudenza e la casistica ci portano a pensare che sia un fenomeno suscettibile di tassazione. Riteniamo che vada riscritta la normativa per superare le incertezze attuali. E se rientra nella fattispecie di un vero investimento trattarlo come tale con un sistema di tassazione su base imponibile» conclude Dodero.

In che modo allora riscrivere le regole? «Il percorso intrapreso con Mibact, Agenzia delle Entrate e Angamc ha lo scopo di fare sistema – risponde Broccardi –, organizzando le regole del mondo dell’arte consentendo agli operatori di poter lavorare con certezza del diritto, con rispetto del proprio ruolo culturale ed economico. L’idea è quella di un fronte comune di operatori e appassionati, che pur nelle proprie specificità possono solo trarre vantaggio della reciproca prosperità e in cui il settore pubblico non sia più avversario, ma sostenitore, così diminuendo il contenzioso. Un contesto fiscale più competitivo, abbinato con la bellezza dei possibili spazi espositivi, creerebbe anche le condizioni per le quali players internazionali possano aprire branches, migliorando il contesto economico e artistico a tutto vantaggio delle gallerie, dei collezionisti, e anche dell’erario».

Nel confronto con l’Agenzia si discute della  distinzione  tra collezionista e commerciante con un’imposizione al 26% (come le rendite finanziarie) del margine sulle cessioni effettuate in un arco temporale determinato come in altri paesi, si ipotizza entro i cinque anni dall’acquisto dell’opera, come per la casa, e che tenga conto in diminuzione della base imponibile dei costi sostenuti, oltre l’acquisto, quali le spese di assicurazione, quelle di restauro, di catalogazione, di custodia e conservazione degli oggetti e delle opere cedute, così come un meccanismo premiante in caso di prestito delle opere per la pubblica fruizione. O, in alternativa, si applica il calcolo forfettario del margine pari al 40% del prezzo di cessione e successivamente al quinto anno la base imponibile dovrebbe diminuire progressivamente in ragione del 20% annuo per giungere alla detassazione completa delle cessioni a partire dal decimo anno. In un’ottica più ampia sul tavolo di confronto si propone l’esenzione per le cessioni di opere a musei, biblioteche e archivi pubblici e per i ricavi da cessioni di opere inferiori a 10.000 euro, soglia diffusa anche in altri paesi. Così come la non imponibilità dei guadagni ottenuti dalla cessione di opere d’arte reinvestiti poi in altre opere per aggiornare la collezione.

Poiché il tavolo intende costruire una piattaforma dalla quale far ripartire tutti, artisti, collezionisti, galleristi e musei, si ipotizza la diminuzione dal 10% al 5% dell’aliquota Iva sulle importazioni anche quando effettuate da soggetti stranieri e medesima riduzione dell’Iva sulle cessioni da artisti, dagli eredi e legatari.

Infine l’art bonus con l’introduzione del credito d’imposta del 65% si propone venga esteso agli acquisti, anche imprese, di opere esibite in luoghi accessibili al pubblico per almeno cinque esercizi.

Dal canto suo Mauro Stefanini, presidente dell’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, invita a fare una riflessione sul sistema dell’arte italiana, sul ruolo del gallerista e della sua rilevanza economica e culturale. «Il gallerista è un promotore culturale quando sostiene i giovani artisti o quando recupera la memoria di un artista. La certezza delle regole è necessaria anche per consentirci di competere con i colleghi concorrenti di altri paesi.  La difficoltà delle piccole e medie gallerie per via dell’aumento dei costi di gestione degli spazi e delle fiere sta mettendo a dura prova i colleghi che agiscono prevalentemente sul mercato nazionale. Dobbiamo chiederci se l’Italia è un paese centrale per l’arte, come lo è stato per secoli, o è destinata a diventare una nazione marginale, lontana dai flussi e dal collezionismo internazionale. Per tornare a essere competitivi ci vogliono riforme che migliorino lo status quo: la proposta di ridurre l’Iva sulle importazioni al 5% ridarebbe al paese la capacità di attrarre patrimonio culturale» conclude Stefanini.

 

La gestione del tempo come strategia permanente | Irene Sanesi e BBS-Lombard su Artribune ÆS: Arts+Economics, una rivista per il mercato dell'arte
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