Gli obblighi informativi relativi alle erogazioni pubbliche

La crescente normativa in materia di adempimenti informativi in capo a società ed enti è un dato che risponde all’esigenza di garantire ai terzi la conoscenza a 360 gradi delle modalità di svolgimento dell’attività della società/ente nei confronti della quale sono portatori di interessi e, dal punto di vista del soggetto obbligato, è un ulteriore mezzo di legittimazione del proprio ruolo all’interno del mercato di riferimento.

Rientra tra le normative in questione l’articolo 1 commi dal 125 al 129 della legge 124/2017, nella quale è disciplinato l’obbligo di comunicazione delle erogazioni pubbliche ricevute.

A tal proposito, il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) insieme all’Associazione fra le società italiane per azioni (Assonime) hanno pubblicato in data 6 maggio 2019 una nota congiunta di chiarimento circa l’applicazione dell’articolo 35 del nuovo dl 34/2019, cosiddetto Decreto Crescita, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2019, che integra e modifica parzialmente quanto già disposto dall’articolo 1 commi dal 125 al 129 della legge 124/2017 in materia di informativa e trasparenza delle erogazioni pubbliche. L’applicazione della legge 124/2017 aveva suscitato preoccupazione da parte degli enti coinvolti (eroganti e riceventi) per la presenza di alcune incongruenze e a causa del mancato coordinamento con la disciplina vigente. Parte del Decreto Crescita è quindi dedicato alla risoluzione delle ambiguità emerse, e a tal fine è stata pubblicata anche la nota congiunta di cui sopra. A fronte di ciò gli obblighi informativi relativi alle erogazioni pubbliche, da applicare a partire dall’esercizio 2018, risultano ad oggi così disciplinati.

(chi volesse scaricare la circolare può farlo cliccando qui)

Ambito soggettivo e oggettivo di applicazione

Le associazioni per la protezione ambientale, le associazioni per i consumatori, e in genere le associazioni, fondazioni e ONLUS da un lato, le imprese, incluse le imprese sociali, nonché le sole cooperative sociali che svolgono attività a favore degli stranieri costituiscono i soggetti obbligati a rendere pubbliche le informazioni circa le “sovvenzioni, sussidi, vantaggi, contribuiti o aiuti, in denaro o in natura, non aventi carattere generale e privi di natura corrispettiva, retributiva o risarcitoria, agli stessi effettivamente erogati nell’esercizio finanziario precedente dalle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e dai soggetti di cui all’articolo 2-bis del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33.”, se e solo se il totale dei contributi (quindi non i singoli contributi ricevuti) supera euro 10.000.

Il riferimento nel testo di legge alle somme effettivamente erogate chiarisce in via definitiva che la specifica rendicontazione dei contributi deve seguire il criterio di cassa e che gli importi devono essere imputati nell’esercizio in cui sono percepiti, a prescindere dall’anno di competenza economica e da quanto risulta da conto economico. Se il contributo ricevuto non è di natura monetaria, la logica sottesa al criterio di cassa va applicata ai benefici economici derivanti dal bene, per cui i vantaggi di natura non monetaria derivanti dalle erogazioni in natura sono imputati nell’esercizio in cui sono fruiti, a seconda della tipologia di erogazione ricevuta. Infatti, se una pubblica amministrazione concede in comodato gratuito un immobile ad una impresa oppure ad una fondazione, il soggetto beneficiario imputerà i benefici derivanti dal mancato pagamento dell’affitto relativi all’anno solare di riferimento. Ma se la pubblica amministrazione conferisce a titolo definito un immobile a favore dell’impresa ovvero della fondazione, allora la valorizzazione del beneficio non potrà che corrispondere al valore iniziale di iscrizione del bene nel bilancio e/o al valore ad esso attribuito dalla PA. I due esempi evidenziano la possibilità che, nonostante si faccia riferimento sostanzialmente al criterio di cassa anche per le erogazioni in natura, la sua applicazione potrebbe condurre comunque ad una rendicontazione per competenza.

Sono esclusi dall’ambito oggettivo di applicazione i corrispettivi in denaro o natura a carattere retributivo o risarcitorio corrisposti alle imprese che abbiano instaurato un rapporto con le pubbliche amministrazioni in base alle regole del mercato di riferimento: in questo modo le dette imprese non dovranno riscrivere la parte di ricavi relativa ai contribuiti con il differente criterio richiesto dalla legge. A titolo di esempio, è esclusa dall’obbligo di comunicazione delle erogazioni pubbliche l’impresa che operi in virtù di un contratto d’appalto. Sono altresì escluse le erogazioni e i vantaggi di carattere generale (ad esempio le agevolazioni fiscali eventualmente previste ovvero i contributi erogati a tutti i soggetti che rispondono a determinati requisiti), ossia quelli che non sono destinati direttamente a una specifica società o ente. Obbligati alla rendicontazione sono quindi unicamente le società e gli enti che abbiano instaurato con la PA un rapporto specifico di natura bilaterale.

I soggetti eroganti devono essere le pubbliche amministrazioni[1]e i soggetti ad esse assimilati, in particolare gli enti pubblici economici, gli ordini professionali, società a controllo pubblico nonché fondazioni, associazioni ed enti del diritto privato con bilancio superiore a 500.000 euro finanziati in modo maggioritario da pubbliche amministrazioni e i cui componenti del Consiglio Direttivo siano designati dalle pubbliche amministrazioni.

Luogo e modalità di comunicazione delle informazioni

Le informazioni possono essere diffuse e pubblicate anche schematicamente e comunque nel modo più chiaro e comprensibile possibile, e devono avere ad oggetto la denominazione e codice fiscale del soggetto ricevente, la denominazione del soggetto erogante, la somma percepita a fronte di ogni singolo rapporto giuridico in essere e una breve descrizione (causale).

Le imprese e le cooperative sociali che svolgono attività a favore degli stranieri hanno l’obbligo di inserire in nota integrativa le informazioni rilevanti entro la data di approvazione del bilancio. Se viene redatto un bilancio consolidato, le informazioni relative a detti contribuiti vanno pubblicate anche nella relativa nota integrativa. Può peraltro accadere che a livello di esercizio, i contributi ricevuti da ogni singola società non superino la soglia dei 10.000 euro ma che questa venga superata a livello di consolidato. Ad esempio, se ci sono due imprese controllate da una società madre, le quali hanno ricevuto ciascuna contributi pubblici per 6.000 euro, al momento della chiusura del bilancio non dovranno inserire in nota le informazioni relative alle somme ricevute. La madre che, oltre al bilancio di esercizio, redige il bilancio consolidato, dovrà applicare l’obbligo di comunicazione delle erogazioni pubbliche nella nota integrativa annessa al bilancio consolidato, per il fatto che, cumulativamente, i contributi pubblici percepiti superano soglia 10.000 euro.

Le cooperative sociali di cui sopra sono altresì obbligate a pubblicare trimestralmente sul loro sito o portale digitale “l’elenco dei soggetti a cui sono versate somme per lo svolgimento di servizi finalizzati ad attività di integrazione, assistenza e protezione sociale”, ai sensi dell’articolo 125-sexies della nuova legge 124/2017.

Gli enti del terzo settore obbligati e le microimprese (anche se l’onere in capo alle stesse risulta essere eccessivo), che non sono tenuti alla redazione della nota integrativa, e le imprese che redigono il bilancio in forma abbreviata devono pubblicare le suddette informazioni sul sito internet, anche sulla pagina Facebook, ovvero, in mancanza, sui portali digitali delle associazioni di categoria di appartenenza entro il 30 giugno di ogni anno.

Le imprese sociali seguiranno le une o le altre indicazioni sulla base della veste giuridica con cui si sono costituite.

Sanzioni

In caso di mancata comunicazione in una delle modalità sopraindicate, l’inadempiente, che sia impresa ovvero ente del terzo settore, deve corrispondere una sanzione pari all’1 per cento delle somme ricevute e comunque almeno pari a euro 2.000, nonché una sanzione per l’adempimento agli obblighi di pubblicazione. Se entro 90 giorni dalla contestazione (e non dal momento in cui si attesta meramente la mancata pubblicazione, come precedentemente previsto dalla legge 124/2017), il soggetto non ottempera agli obblighi, è prevista l’integrale restituzione della somma ricevuta al soggetto erogante. Il soggetto competente ad irrogare la sanzione è la specifica amministrazione erogante ovvero il prefetto del luogo dove ha la sede il soggetto ricevente. La sanzione potrà essere irrogata a partire dal 1° gennaio 2020.

Gli obblighi di pubblicazioni in nota integrativa si applicano anche alle società ed enti controllati di diritto o di fatto, direttamente o indirettamente, dalle pubbliche amministrazioni. In caso di inadempienza, la sanzione irrogata è pari alla somma ricevuta.

[1]Articolo 1 comma 2, d. lgs. 165/2001: “Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti i del Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.”

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