IL DECALOGO DELL’ACQUISTO SICURO: IL PUNTO DI VISTA DEL NUCLEO CARABINIERI TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE

Christian Costantini[1] su ÆS|7

ÆS: Il Vostro Nucelo è una relatà unica al mondo: la vostra banca dati è la più esaustiva, un Vostro collega è discataccato all’Unesco e avete il maggior numero di ritrovamenti di opere sottratte ed un elevato numero di casi di reprerssione di reati in materia culturale. Ci parla delle Vostre funzioni dell’attività attività investigativa nel mondo dell’Arte e gli strumenti di individuazione e repressione delle conodotte criminose? 

CC: Il Nucleo è nato nel 1969 dall’idea di un funzionario della Pubblica Aministrazione, intesa come Ministero dell’Istruzione, e solo successivamemente siamo stati inseriti nel Ministero dei Beni Culturali. Questo avviene un anno prima dell’approvazione della Convenzione dell’Unesco del 1970.  Non a casa greazie alla nostra esperienza l’Unesco ha inserito al suo interno un nostro ufficiale di collegamento che si occupa di tutto quello  che è il mercato dei beni  culturali a livello mondiale. Sottolieno il fatto che  il nostro è l’unico Corpo presente presso l’Unesco,  che è  un’organizzazione a statuto civile senza competenze di polizia.

Come Corpo recuperiamo molte opere, sia in Italia cher all’estero,  ma non ci occupiamo solo di furti bensì pure di lotta alla contraffazione dell’arte contemporanea e moderna. Unitamente alla Soprintendenza infatti  abbiamo anche compiti di verificare, ispezionando, tutte le strutture soggette a vincoli paesaggistici e monumentali, quindi  abbiamo una funzione di preventiva attraverso controlli presso siti archeoloigici e/o  monumentali, presso attività di settore (antiquari o gallerie che in generale commerciano opere d’arte) e sinanco presso siti archeologici, sia terrestri che marini, e siti internet che vendono opere d’arte. Il nostro impegno quindi è volto a verificare che il mercato dell’arte sia un mercato pulito in quanto non dimentichiamoci che il traffico illecito dell’arte è molto fiorente a livello non solo nazionale ma mondiale.

 

ÆS: Ci parla della tracciabilità delle opere d’arte e della necessità di una due diligence per prevenire condotte illegali?

CC: Le opere d’arte moderna e contemporanea devono necessariamente essere tracciate ovverosia il cliente, all’atto dell’acquisto o della vendita, deve chiedere o rilasciare la certificazione dell’opera, una sorta di carta d’identità,  in modo tale che in sede di controllo egli sia in  grado di riferire l’identità della persona dalla quale è stata acquistata. Per esempio se, in un negozio d’antiquariato, troviamo un’opera fotografata in precedenza e che in banca dati risultata rubata, possiamo tornare dall’antiquario e chiedere il nome di  chi l’ha venduta. Un po’ come il registro delle armi. Quindi identifichiamo  chi ha venduto l’opera sia pure una casa d’asta che una galleria.

La banca dati dei beni illecitamennte sottratti è alimentata dal 1989, anno in cui è stata creata. E’ la prima banca  a livello mondiale, la seconda è quella francese. Per fare un paragone la nostra banca dati ha inseritre 6 milioni e 500 mila opere ricercate e fotografate mentre quella francese ne ha 95 mila. Le cifre ci fanno comprendere la sua importanza fondamentale. Chi compra un’opera ci può chiedere una verifica in banca dati, esisitono infatti delle schede che possono essere compilate e attraveso le quali chiedere se la stessa risulta rubata o meno.

 

ÆS: Pertanto l’acquirente che abbia conrollato che l’opera che intende acquisare non risulti essere rubata, può essere tranquillo?

CC: Nì, nel senso che questi è sicuramente nelle  condizioni di stare tranquillo avendo attivato tutte quelle procedure etiche e normative che consentono un domani  di dire che è in buona fede, avendo usato tutti gli strumenti a sua disposizione. Tuttavia potrebbe essere che una opera sottratta non sia ancora inserita in banca dati poiché il propritario non ha ancora attivato la procedura di inserimento dell’opera sottratta. Invece in buona fede non può mai dire di essere chi ha acquistato un’opera importante ad una somma esigua dovendo sospettare che sia falsa o rubata.

In ogni caso  sottolieno che ogni volta che si acquista un’opera d’arte è insispensabile avere l’autentica e comunque, in sede di nostro controllo o di perquisizione, alla domanda circa la provenienza, si  deve dimostrare chi sia il soggetto dal quale si è acquiatato.

 

ÆS: Vi è un obbligo del venditore professionale di  consultazione della banca dati per evitare di vendere operte colà inserite?

CC: No, nessuno si consulta in tal senso con noi perché la nostra banca dati è tale per noi e viene utilizzata ai fini di indagine. Può certamente essere consultata sulla base di accertamenti della Procura o sulla base di richieste di privati ma ogni consultazione viene registrata. Quanto al  gallerista e alla case d’asta occorre fare una distinzione. Il gallerista compra l’opera d’arte e mette in atto tutte le condizioni che sa essere indispensabili: autentica e provenienza. Il gallerista serio in genere è molto attento, certo può incappare in una “fregatura” ma è importante che l’acquisto sia fatto con tutte le condizioni di cui sopra. Normalmente il gallerista è attento perché ne vale del suo nome e dell’immagine della sua galleria. La casa d’asta invece esercita l’arte sensale, vende una cosa di Tizio a Sempronio e fa da intermediario prendendo una commissione a percentuale quindi normalmente esercita controlli diversi anche se ha l’obbligo di consegnare all’acquirente le autentiche.

 

ÆS: Per riassumere, quali sono le 10 regole d’oro che si devono rispettare per acquistare in modo sicuro e non incappare in condotte illecite anche per colpa?

CC: Le regole d’oro dell’acquisto in buona fede ed inserite anche nel nostro sito sono le seguenti: verificare sempre che l’opera sia corredata da certificati di autenticità o provenienza; acquistare con fattura o scontrino con descrizione dell’opera; verificare l’autenticità del certificato presso l’artista, l’archivio o il soggetto autorizzato ad archiviare le opere; controllare la corrispondenza tra foto autentica e opera originale; rivolgersi a rivenditori accreditati; diffidare di expertise fornite da persone che non abbiano titolo a farlo; diffidare dall’«affare»; conoscere l’opera dell’artista e i riferimenti accreditati di quell’artista; seguire il mercato e le quotazioni; evitare intermediari non ufficiali. Queste le dieci, semplici ma basilari, regole per evitare il rischio di acquistare opere d’arte false, dieci principi cardine raccolti nel cosiddetto «Decalogo sull’acquisto delle opere d’arte contemporanea».

 

ÆS: Quali sono le condotte criminose in cui, secondo la sua esperienza, possono incorrere i protagonisti del mondo dell’arte in particolare collezionisti, galleristi e case d’aste o dealer?

CC: Per quanto riguarda i reati contro il patrimonio le condotte criminali sono sempre le stesse e possono essere furti, ricettazione, truffa, impossessamento dei beni culturali, falsificazione d’opera d’arte e contraffazione oltre che esportazione illecita di beni culturali.

Il collezionista in genere è attento perché ha occhio e sa come fare. E chiaro però anche che chi commette questi illeciti è consapevole di commetterli perché la norma non  prevede mai di punire chi acquista in buona fede. Il decalogo dell’acquisto delle opere d’arte prevede che le persone possano anche essere ingannate ed infatti esistono anche opere d’arte vendute con una falsa autentica.  E’ un mondo molto difficile, meglio farsi consigliare, ma seguendo le regole del decalogo sopra menzionato si  è in buona fede.  Difficilmente ci è capitato di indagare collezionisti: per esempio è stato indagato per ricettazione un collezonista che all’atto del controllo è risultato avere un’opera d’arte rubata e non ha voluto rivelare il nome di colui dal quale l’avesse acquistata.

Tra i casi  più frequenti di reati ci sono le ipotesi di opere d’arte rubate all’interno di un’abitazione o di una chiesa. E’ evidente che in queste ipotesi chi ruba sa già a chi consegnare l’opera. Negli anni abbiamo smantellato associazioni criminali che si occupavano di chi rubava, di chi smercia, di chi vende, di chi incassa e di chi ridistribuisce i denari.

Molto frequente poi è il furto all’interno di una chiesa di oggetti venduti su siti: sono tantissimi. Noi effettuiamo controlli anche su.

Quando si vende un oggetto ecclesiastico si è in presenza di un’opera rubata? Non è detto. I beni ecclesiatici sono inalienabili e per essere venduti necessitano di un’autorizzazione dell’Ufficio dell’Arte Sacra e di una della Soprintendenza. Sono spesso rubati oggetti di arte sacra perché molti sono gli appassionati, soprattutto all’estero.  E’ evidente che la ricettazione si consuma quando consapevolmente si acquista un oggetto rubato ad un prezzo bassissimo e lo si rivende ad un ignaro ad un prezzo molto più elevato. L’impossessamento di bene culturale si realizza quando ognuno di noi scava o si immerge e trova un oggetto  che rivende (per esempio ciò è avvenuto in Toscana all’isola delle Formiche).

Si parla molto di riciclaggio di danaro di opere d’arte che si non solo quando le opere vengono acquistate con proventi da illecito ma pure quando viene venduta un’opera d’arte trasformata, quasi riciclata, e resa. E’ come se  l’opera fosse  ripulita dei suoi colori e quindi che non somigliasse più a quella originale.

 

ÆS:  Dalla lettura delle nuove proposte di modifica della repressione dei reati aventi ad oggetto opere d’arte e beni culturali  sembra che nuove nuvole si addensino sui collezionisti in materia di truffa, ricettazione e riciclaggio. Che ne pensa? Il collerzionista dovfrebbe cambiare «passione»?

 

CC: Le modifiche legislative tendono ad inasprire le pene in materia culturale e soprattutto a renderle certe. Tuttavia proprio perché le norme non puniscono l’acquirente in buona fede il collezonista non deve assolutamente cambiare passione. Anzi egli fa bene al paese per molte ragioni ed è sempre una persona seria.

 

ÆS: spesso i privati che acquistano reperti antichi  per musei e fondazioni private di famiglia e destinati alla fruizione pubblica lamentano di ricevere richieste di sequestro che bloccano le operazioni di acquisto «assolutamente lecite» a causa di una legge spesso troppo antiquata. Come li si può consigliare?

CC: La nostra normativa non è né sbagliata né severa, dovrebbe anzi inasprire le pene. Non sequetriamo per divertimento o per dispetto ma solo dove esiste la violazione di una norma e quindi sicuramente un reato, pertanto in presenza di impossessamento illecito, quando un oggetto è rubato o di dubbia provenienza. Se si va all’estero e si compra qualcosa di rubato  siamo in grado di verificarlo anche qui poichè inseriamo nella nostra banca dati anche i casi più eclatanti di furto all’estero. Non a caso abbiamo un rappresentante all’Unesco, siamo tra i caschi blu dell’Onu, il nostro comandante del Nucleo Tutela del Patrimonio ha parlato 2 volte alle Nazioni Unite. Mai altro ufficile, generale o capo della Polizia ha mai parlato all’Onu . Abbiamo una grande credibilità e mai nessuno viene sanzionato, indagato o denunciato se non ha commesso un illecito. Se si lamenta questo evidentemente non si segue il decalogo, non si è attenti e non si fanno le cose a norma. Se compro pago, il pagamento deve essere tracciabile, devo avere la documentazione di provenienza. Il registro è in possesso di antiquari o galleristi.  Se sono fatti dei sequestri, come quello del caso Modigliani di Genova, probabilmente gli oggetti erano contraffatti.

 

ÆS: Casi famosi?

CC: Abbiamo fatti tanti sequestri famosi. In passato abbiamo sequestrato Dinatello, Giotto, un piroscafo a Leuca, il piroscafo dove avevano girato il  Conte di Montecristo. I sequestri, anche quelli, recenti avvengono grazie alla dedizione e alla preparazione del  nostro personale.

Recentemente a Venezia abbiamo sequestrato due pagine miniate, smembrate dall’antifonario del XIV secolo. Un funzionario preparato aveva individuato queste pagine presso una nota casa d’aste londinese e si è scongiurata la loro vendita all’asta. Ancora, abbiamo ritrovato le mariagole rubate settant’anni fa e detenute dalla Public Library di Boston. In generale nel 2018 abbiamo sgominato numerose associazioni criminali operanti in Italia e all’estero, recuperando oltre 56.434 beni culturali.

[1] Tenente Colonnello, Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia

Il giro del mondo ma da qui. Un webinar prossimo venturo IL MERCATO DELL’ARTE E IL RISCHIO DI RICICLAGGIO. Su ÆS la versione della Guardia di Finanza
Your Comment

Leave a Reply Now

Your email address will not be published. Required fields are marked *