La geografia include abitanti e contenitori

 

Racchiudere in un solo luogo cultura e sport è quanto di più inclusivo si possa immaginare. Ne scriviamo ora ma Lina Bo Bardi lo aveva pensato già molti anni fa

Contributo sollecitato dalla riflessione su cultura e sport di Franco Bianchini e Jonathan Long

Io della geografia brasiliana e in particolare di SESC Pompeia, lo confesso, ne sapevo poco come in fondo anche poco sapevo, oltre nome e qualche notizia standard, della architettura di Lina Bo Bardi. È stato un giorno di qualche tempo fa che Alberto Salvadori, visionaria anima della visionaria Fondazione ICA [2], discutendo di un possibile recupero di uno degli scali ferroviari di Milano (l’area di San Cristoforo su cui insiste un’incompiuta di Aldo Rossi) mi ha raccontato meglio, facendolo con gli occhi che si illuminavano, della meraviglia di questo progetto che non è solo architettura ma rigenerazione urbana e inclusione sociale rivestite di un luogo fisico.

Il progetto di Lina Bo Bardi non è storia recente ma parte dalla fine degli anni ’70 il che ci insegna come le cose, quando pensate mettendo al centro le persone, durino nel tempo assolvendo la propria missione.

SESC, il Serviço Social do Comércio, è un ente no profit che lavora a favore delle classi più disagiate recuperando immobili e destinandoli a una missione ben precisa riassumibile con un unico termine: integrazione. Immobili come SESC Pompeia, un complesso di 16.000 metri quadrati nato sulla sede di una fabbrica di fusti metallici in una zona allora semiperiferica e oggi inglobata nell’area urbana di San Paolo del Brasile. Un luogo in cui dal 1977, data del progetto, o meglio dal 1986, data in cui l’apertura al pubblico è completa, prende vita ogni giorno quello che dopo tutto questo tempo sembra riduttivo chiamare esperimento sociale e che definirlo cittadella del tempo libero non rende onore alla sua importanza.

Un teatro da 800 posti, sale da ballo, palestre e biblioteche, una piscina, spazi espositivi, molto altro ancora e il tutto in unico luogo, sotto un unico cappello che riassume al proprio interno l’idea di persona che Giovenale, nelle sue Satire, ha raccontato riassumendo le aspirazioni, quelle a cui ognuno di noi dovrebbe tendere, in due sole cose che ci rendono di per sé completi: mens sana in corpore sano. E non contano ricchezze, riconoscimenti, successi: l’uomo sta tutto lì, nella somma di cultura e sport (oltre che nella fortuna che spesso ci dimentichiamo quanto aiuti).

Sport e cultura sono qui uniti in un grande oratorio sociale dove la sacralità si ritrova nella pratica quotidiana, nel passaggio dalla cultura dell’estetica all’estetica del pensiero. Sorprendente se si pensa a quanti anni fa tutto ciò la Bo Bardi seppe immaginare e, soprattutto, di quanto tutto ciò sia attuale e funzionale alla nostra contemporaneità.

In un articolo che ho da breve scritto con Giovanna Romano qui su AgCult dicevamo che “l’interesse generale non è disgiunto da quello dei singoli. Il ruolo, il potenziale che unisce sociale e culturale, è quello di ridurre le distanze, ognuno facendo la propria parte. Di ridurre le distanze tra le parole e i fatti, di insistere sul diritto alla possibilità e sullo sviluppo etico ed economico”. SESC Pompeia insiste proprio su questi elementi: la riduzione delle distanze, la possibilità.  Questo è qualcosa che funziona prima di ogni immaginabile convenzione di Faro: quando la cultura smette di essere primadonna e sa farsi ingranaggio di ogni persona allora tutto questo funziona e non servono raccomandazioni, o indirizzi ma solo un cuore intelligente.

“Ka mate! Ka ora”. È anche a partire dalla Haka che gli All Blacks cominciano a costruire la propria vittoria. È il quel momento in cui si fondono la tensione atletica e la tradizione culturale di un popolo. In cui tutti sono parte della stessa squadra e dello stesso pensiero.

Cultura e sport sono due facce della stessa medaglia, qualcosa di più di due soggetti separati ancorché complementari anche se sono spesso e malamente considerati mondi contrastanti. Non immagini gli ultras al balletto anche se la passione dei loggionisti non è, talvolta, meno violenta rispetto a quella di certe curve. E se non immagini che un anziano e colto signore, amante dell’arte e sempre elegantissimo, possa seguire con lo stesso interesse ogni partita della sua squadra forse hai dimenticato Gianni Agnelli.

Una cosa che mi piace spesso ripetere è siamo spesso legati a schematizzazioni che si dimostrano gabbie del pensiero. Spesso abituati a dividere il mondo in buoni e cattivi che poi così cattivi non sono mai e neppure i buoni, se solo facessero un po’ di sana autocritica. La bellezza di SESC Pompeia è l’abbattimento del cliché, l’universalità del luogo in cui il gioco di squadra si fa arte, dove l’elevazione dello spirito lo trovi nel ballo di coppia, dove donne e uomini sono considerati nella loro complessa universalità, dove è l’intera società a essere accolta.

“Il mondo esterno esprime un paesaggio interiore. Le emozioni assumono la forma di una topografia mobile. Attraversare quel territorio significa immergersi nel flusso e riflusso di una psicogeografia personale e tuttavia sociale”. È questione di inclusione. Perché se è a quella che punti (e a cos’altro altrimenti?) non puoi accogliere solo parte di una persona, men che meno solo alcune persone. L’idea di racchiudere in un solo luogo cultura e sport, corpo e mente, gioia e lacrime, gioco di squadra e riflessione personale, è quanto di più inclusivo si possa immaginare. Un posto che, questo sì davvero, assomiglia a tutti noi, unici e fatti di mille passioni.

 

SESC Pompeia, a 16,000 square meters structure built on a metal drum factory in a semi-peripheral area, it is now incorporated in the urban area of São Paulo, Brazil. It came to life in 1986 thanks to the complete opening to the public. After all this time, it seems reductive to call it a social experiment and a ‘citadel of leisure’ as it does not give the right importance to this project.

 

[1] G. Stein, Geography, Yale University press, New Haven, 1955.

[2] https://www.icamilano.it/

https://agcult.it/a/25231/2020-10-01/riflessioni-la-geografia-include-abitanti-e-contenitori-1

 

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