ÆS 9.2 | Simone D’Alessandro – Economia circolare e neoumanesimo d’impresa

Simone D’Alessandro[1]

 

Il delicato e fortunato rapporto tra natura, industria e tranquillità sociale, ha permesso al sistema imprenditoriale abruzzese di sviluppare, nel tempo, un orientamento alla responsabilità sociale, ambientale e, recentemente, culturale.

In Abruzzo, un’impresa su cinque scommette su innovazioni green ed è su queste basi che, nel 2016, è nata la Carta di Pescara per l’Industria Sostenibile: un percorso promosso dalla Regione Abruzzo e partecipato da tutti gli attori del territorio, un patto tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca che ha innescato effetti emulativi in tutto il sistema socio-economico regionale.

Questo esperimento pioneristico, diventato immediatamente buona pratica europea, ha stimolato alcuni tra i più innovativi imprenditori abruzzesi a promuovere una Fondazione con l’obiettivo di costruire valore per il territorio.

Da questa comunità d’intenti nel 2018 è nata Hubruzzo, Fondazione Industria Responsabile.

Una fondazione privata che valorizza e racconta la cultura d’impresa delle eccellenze produttive attraverso gli imprenditori che hanno saputo «leggere» i territori, utilizzando al meglio le loro vocazioni e affermando il connubio virtuoso presente tra sostenibilità ambientale, attività industriale e responsabilità sociale. Per comprendere meglio questo processo avviato è bene inquadrare la regione Abruzzo: un piccolo territorio a cavallo tra il centro e il sud Italia che rappresenta, in termini di popolazione, poco meno del 2% del Paese. Un territorio che possiede circa l’80% della biodiversità europea, ma anche una tra le aree più densamente industrializzate d’Italia.

A livello economico presenta i dati migliori rispetto alle regioni meridionali d’Italia, con il reddito pro-capite più alto e il più basso tasso di disoccupazione: è la seconda regione, in Italia, per presenza di multinazionali dell’industria e come peso dei suoi occupati in rapporto alla popolazione residente; la quinta regione per capacità di esportazione[2] e la settima più industrializzata[3].

Da un’indagine sperimentale sull’impatto della percezione della fiducia verso istituzioni, imprese e territorio, condotta nell’ottobre 2020, l’Abruzzo si conferma, inaspettatamente, la prima regione italiana per numero di studenti universitari e di studenti fuori sede in relazione alla sua popolazione[4]. Accanto al classico posizionamento di regione dei parchi dovremmo, quindi, riosservarla come dimora di università e centri di ricerca, grazie alla presenza degli Atenei di L’Aquila, Chieti-Pescara e Teramo, del Gran Sasso Science Institute, dell’Isia, dei laboratori nazionali del Gran Sasso, dell’Istituto Zooprofilattico e di altri importanti nodi di interconnessione tra saperi specialistici che sono diventati più attrattivi, avendo scalato anche classifiche e ranking internazionali[5]. Questa piccola terra è una regione-porta, come dice Aldo Bonomi[6], crocevia di flussi e connessioni, non ancora pienamente consapevole della sua importanza in termini di nodo strategico di interconnessione tra piccolo, medio e grande centro. Eppure le sue vocazioni produttive si sono espresse, determinando importanti primati. Nella produzione dei pannolini la regione occupa una leadership mondiale – nel territorio insistono, infatti, i principali competitor di settore; nel 2018 uno dei leader del mercato, Fater (pannolini Pampers e assorbenti Lines), ha ideato un innovativo processo in grado di riciclare al 100% i prodotti assorbenti usati. Un sistema che se venisse applicato in tutto il paese, consentirebbe di eliminare il 2,5% dei rifiuti solidi urbani complessivi[7]. Nella fabbricazione di veicoli copre la quota del 9,5% sul totale della produzione italiana, sviluppando occupazione per oltre 12.000 addetti, tra diretti e indiretti (il polo dell’automotive fa dell’area chietina, la «provincia italiana prima per export in rapporto al numero di abitanti[8]»). Nel settore del vetro raggiunge il primato nazionale, con il 64,5% della quota di mercato italiano e quasi duemila addetti diretti[9]. Nelle attività di supporto all’estrazione di petrolio e gas naturale le sole province di Pescara e Cheti occupano, rispettivamente, la quinta e la nona posizione a livello nazionale[10]. Nel settore agroalimentare, la provincia di Chieti si classifica come la quarta provincia più vitata d’Italia, mentre l’Abruzzo, complessivamente nel 2018 è al quinto posto nazionale per la produzione vinicola[11]. Questa regione è terra di vini di qualità (con Valentini, Masciarelli, Illuminati, Emidio Pepe, Zaccagnini, Farnese, Marramiero, Pasetti, Tollo, Citra, Dora Sarchese Chiusa Grande, Ciavolich e tanti altri importanti protagonisti del settore), dei principali pastifici premium price (De Cecco, Del Verde, Cocco, Verrigni, Masciarelli, Rustichella) e dell’olio Dop (grazie alla presenza di tre consorzi specifici: Aprutino-Pescarese, Colline Teatine e Colline Teramane-Pretuziano). Il territorio aquilano ospita alcuni dei nomi più prestigiosi del settore farmaceutico come Sanofi-Aventis, Menarini e Dompé; mentre la presenza di Telespazio nel territorio marsicano, ha permesso la proliferazione di realtà specializzate in dispositivi per osservare o andare sullo spazio. Il ruolo di Telespazio risulta, inoltre, strategico come centro di controllo del programma Galileo, nato da una collaborazione dell’Unione Europea con l’ESA (agenzia spaziale europea) per realizzare il sistema di navigazione satellitare europeo, capace di fornire un servizio di posizionamento globale interoperabile con il sistema statunitense GPS e il sistema russo GLONASS[12]. Negli ultimi anni, l’export abruzzese ha registrato dei risultati eccellenti e inaspettati. Stando al rapporto annuale L’Italia nell’economia internazionale 2017-2018 dell’Ice[13], il valore delle esportazioni ammonta a 9 miliardi di euro, con un incremento del 10,2% rispetto all’anno precedente che posiziona l’Abruzzo tra le regioni virtuose, superando la media nazionale che, pur crescendo ad un ritmo sostenuto, si attesta al +7,4%.

Questa regione si caratterizza, infine, per la presenza di tre Università, del Laboratorio del Gran Sasso e del Gran Sasso Science Institute (che a tre anni dalla sua nascita è già parte di un premio Nobel per la fisica) e per un’industria del turismo di qualità in costante ascesa che potrebbe rappresentare, in prospettiva, l’asset strategico di sviluppo più rilevante: i primi distretti turistici montani d’Italia, Gran Sasso e Majella Madre[14], e la grande pista ciclabile della costa dei Trabocchi, unicum patrimoniale della costa abruzzese, sono esempi paradigmatici di questa “scommessa”.

Anche l’industria culturale costituisce un fattore importante per l’economia abruzzese: la ricchezza prodotta dalla filiera, infatti, è cresciuta a un ritmo del +5,9%, ovvero più del triplo di quanto complessivamente registrato a livello di intera economia (+1,9%). In termini di occupazione emerge una crescita a trazione culturale e creativa (+4,9%; +1,1% per l’intera economia regionale) che lascia intendere la strategicità della filiera culturale nelle sorti future dell’economia abruzzese, stando al Rapporto Io Sono Cultura 2018 di Symbola[15]; inoltre, secondo la classifica del sole24ore sulla qualità della vita 2018, la città di Pescara è all’ottavo posto in Italia per cultura e tempo libero[16]. Accanto agli elementi di qualità vi sono, inevitabilmente, debolezze.

La maggior parte delle realtà produttive insistono all’interno di piccoli e piccolissimi centri che ricadono su aree naturali protette: una particolarità che fa dell’Abruzzo un’insolita eccezione italica che potrebbe avere importanti risvolti futuri, nel caso in cui i fondi del recovery plan venissero impiegati per strategie finalizzate al ripopolamento dei borghi, potendo questi ultimi contare su un’ossatura artigianal-industriale diffusa che ruota attorno a centri considerati (a torto) marginali secondo una lettura socio-economica tradizionale. Forse il futuro può ripartire proprio dai suoi ‘margini’.

L’Abruzzo si pone all’avanguardia in numerosi settori, ma si tratta di farlo percepire, sia all’interno che all’esterno della regione. Anche in Abruzzo esistono imprenditori orientati al neo umanesimo d’impresa. Rappresentano quel tessuto industriale del bel paese chiaramente illustrato dall’ultimo rapporto dei quaderni di Symbola su “Coesione e competizione”: organizzazioni che hanno superato la crisi economica, imponendosi nuovamente sui mercati, conciliando competitività e coesione, dimostrando che «a parità di fattori concomitanti, il rapporto prezzo/utili di imprese che hanno una reputazione di sostenibilità ambientale è mediamente superiore a quello delle imprese che hanno una reputazione ambientale bassa»[17].  

Questo sentiero ha radici storiche: è il portato che ha caratterizzato le origini sane e solide della tradizione artigianal-industriale italiana capace di coniugare la cultura del saper far bene le cose rendendole anche belle, all’interno di una direzione produttiva sostenibile in termini economici, sociali e ambientali. L’Abruzzo appartiene, nei fatti, alla cosiddetta Terza Italia[18]: quella parte del territorio italiano costituito da imprese che hanno avuto successo riuscendo a incorporare l’azione economica nella sfera dei rapporti sociali, costruendo le basi per la conciliazione tra coesione sociale, ricerca di nuove soluzioni di prodotto, di processo e di servizio. Un modello avviato, nel secolo scorso, da imprenditori umanisti come Adriano Olivetti, in grado di proporre valori comunitari tipici, se vogliamo, dell’Italia dei comuni e dei mestieri e alternativi all’altro modello che, negli stessi anni, emulava lo spirito fordista basato sulla catena di montaggio, la spersonalizzazione, la divisione forte dei compiti. Oggi la fondazione Hubruzzo, erede di questo retaggio, è consapevole che bisogna oltrepassarlo senza snaturarlo, cercando di generare un processo di responsabilità sociale che non appartenga ad una sola organizzazione illuminata, ma a un sistema di attori del territorio. Hubruzzo si propone quindi come nodo coesivo e attrattivo di organizzazioni capaci di incorporare sfera economica e valori non economici, generando capitale sociale[19] e civicness[20]. Le sue azioni sono piccole punte di spillo che tentano di scatenare, per effetto farfalla, processi di rigenerazione del “valore complessivo” dell’Abruzzo. Per fare questo bisogna rimettere le persone al centro. L’essere umano è frutto di relazioni. Se le sue relazioni sono buone, le sue realizzazioni saranno ottime. I talenti, nel mondo, decidono di lavorare in ambienti in cui si respira armonia, fiducia, senso della delega e rispetto professionale. L’umanesimo industriale ci ha consegnato personaggi come Cristoforo Benigno Crespi, Guido Ucelli, Luisa Spagnoli, Camillo e Adriano Olivetti: donne e uomini che hanno saputo conquistare il successo senza dimenticare le necessità di ogni singola persona; e questa tradizione va rigenerata. Ma dobbiamo stare attenti a non abusare della parola umanesimo!

Soprattutto non dobbiamo confonderla con il concetto rinascimentale assai differente rispetto al neo-umanesimo d’impresa attuale. L’umanesimo rinascimentale ha imposto un uomo capace di tutto e senza limiti, se non quelli che derivassero dal suo libero arbitrio e dalla sua conoscenza scientifica. Intellettuali come Pico della Mirandola confidavano nel fatto che laddove l’uomo non può, prima o poi potrà.

Questo ha determinato, paradossalmente, una deriva disumana, anticipando il mito secolarizzato della “volontà di potenza”. L’umanesimo, classicamente inteso, elogia l’uomo che non ha senso del limite: un percorso “insostenibile”. Filosofi come Severino individuano in questo il destino autodistruttivo dell’occidente, fondato sull’illusione del controllo totale.

Il neo umanesimo contemporaneo non ha nulla a che vedere con l’interpretazione filologica dell’umanesimo rinascimentale; viene da più lontano: da Publio Afro e dal suo Homo sum, humani nihil a me alienum puto.

In un’epoca che spesso considera l’uomo uno scarto o un mero ingranaggio della produzione, essere neo-umanisti significa preoccuparsi del lavoro come autorealizzazione.

I concetti vanno rigenerati e spesso si usano termini desueti per utilizzare parole già note al grande pubblico. La sfida da raccogliere è: riavvicinare lavoratori e imprenditori al concetto di persona. Ci riusciremo? Abbiamo buone possibilità, anche in Abruzzo.

 

[1] Direttore Ricerche di Hubruzzo Fondazione Industria Responsabile www.hubruzzo.net

[2] Si veda lo studio realizzato per Cna Abruzzo da Aldo Ronci, sui dati Istat 2017 e sui dati relativi al primo trimestre del 2018, scaricabile sul sito www.cnaabruzzo.it

[3] https://www.istat.it/it/imprese dato aggiornato al 2016.

[4] Fonte: Indagine Sperimentale sull’Impatto della Percezione della Fiducia verso Istituzioni, Imprese e Territorio: il caso Abruzzo, ottobre 2020, realizzata da Fondazione Hubruzzo e Umana Analytics sotto in coordinamento scientifico e organizzativo di Riccardo Palumbo, Marcello Vinciguerra e Simone D’Alessandro.

[5] L’Università degli Studi dell’Aquila si colloca tra le top 100 e precisamente all’87° posizione nel mondo e alla 2° in Italia, dopo l’Alma Mater di Bologna, nel prestigioso ranking Times Higher Education Impact 2020. L’Ateneo è, inoltre, al settimo posto in Italia per quanto riguarda le lauree specialistiche, secondo il rapporto Censis 2020. Per quanto riguarda l’Università di Teramo vi sono tre docenti che compaiono tra i 105 mila scienziati internazionali di elevato livello e appartenenti a diversi ambiti disciplinari, nella classifica pubblicata dalla rivista scientifica Plos Biology. Infine, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca ha selezionato il Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche dell’Università degli Studi G. D’Annunzio di Chieti Pescara quale Dipartimento di Eccellenza, includendolo nell’elenco dei migliori 120 dipartimenti italiani.

[6] A. Bonomi, Abruzzo tra nuova inclusione e nuova coesione, in Rapporto Cresa Economia e Società in Abruzzo, 2011, p. 142. Consultabile su www.cresa.it

[7] https://fatergroup.com/it/news/comunicati-stampa/progetto-riciclo.

[8] In  A. Bonomi, Abruzzo tra nuova inclusione e nuova coesione,  in Rapporto Cresa Economia e Società in Abruzzo, 2011, p. 139.  Consultabile su www.cresa.it

[9] I dati riferiti alle tipologie produttive di specializzazione in termini di addetti e quote percentuali sul totale, sono stati elaborati dalla Fondazione Hubruzzo assieme alla Fondazione Symbola sui dati Istat 2017.

[10] Elaborazione Fondazione Symbola su dati Istat 2017.

[11] Stando ai dati dell’ Osservatorio del Vino di Ismea e Unione Italiana Vini (Uiv), 2018.

[12] http://www.telespazio.com/it/our-company/programmes-programmi/galileo.

[13] https://www.ice.it/it/studi-e-rapporti/rapporto-ice-2018.

[14] http://www.dtgransasso.it/ e https://www.regione.abruzzo.it/content/turismo-nasce-il-distretto-turistico-montano-majella-madre

[15] http://www.symbola.net/assets/files/CS%20Io%20sono%20Cultura%202018%20-%20Abruzzo_1529675649.pdf

[16] https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-12-14/qualita-vita-2018-milano-vince-la-prima-volta-193337.shtml?uuid=AEDSdbyG

[17] Si veda il rapporto Symbola, Coesione è Competizione, nuove geografie della produzione del valore in Italia, 2018, p.28; il rapporto è scaricabile su www.symbola.net

[18] Sul tema della Terza Italia e dello sviluppo dell’impresa italiana spinta da valori non economici si veda A. Bagnasco, Tre Italie: la problematica territoriale dello sviluppo italiano, il Mulino, Bologna, 1977 e A. Bagnasco e C. Trigilia, La costruzione sociale del mercato, il Mulino, Bologna, 1988.

[19] Sul capitale sociale si veda  M. Paci, Pubblico e privato nei moderni sistemi di Welfare, Napoli, Liguori, 1989.

[20] Sulla civicness si veda R. D., Putnam, La tradizione civica nelle regioni italiane, Mondadori, Milano, 1993.

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