Stefano Galli: L’insieme complementare – 4.2.21

A Prato, negli spazi di BBS e BBS-Lombard, la nuova mostra di Stefano Galli curata da Accaventiquattro gallery.

 

Come una rinascita la nuova mostra di Stefano Galli nello spazio BBS-pro (link: https://www.bbs-pro.it/) a Prato, uno studio di dottori commercialisti da sempre a fianco degli artisti e oggi più che mai con la società benefit BBS-Lombard (link: https://www.bbs-lombard.com/).

La zona gialla toscana, come una solare tavolozza, è stata il viatico per l’inaugurazione curata dalla Accaventiquattro gallery (link: https://www.accaventiquattrogallery.com/) che insieme a BBS e BBS-Lombard ha curato una serie di interventi artistici aventi come fil rouge (quando il rosso unisce piuttosto che chiudere) il tema dell’economia circolare. Siamo a Prato, il distretto tessile più grande d’Europa, la patria di Malaparte e della sua iconica immagine riferita agli stracci “là dove tutto viene a finire: la gloria, l’onore, la pietà, la superbia, la vanità del mondo”.

Il 2021 si apre nel migliore dei modi possibili: con nuove ibridazioni e collaborazioni. Mettiamo che un artista con una significativa esperienza in Cina, dottori commercialisti a Prato e Milano, la loro società benefit che ha come scopo di beneficio comune proprio l’arte e le contaminazioni, una galleria nata come progetto di casa-galleria itinerante, si mettano insieme. Nasce così “L’insieme complementare”, visitabile su appuntamento fino al 27 marzo p.v..

Nella grande sala rettangolare di BBS-pro le opere di Stefano Galli, indipendentemente dalle loro molteplici dimensioni, si stagliano sulle pareti candide. Descrivono luoghi lontani ma vicini (perché non si guarda solo con gli occhi), paesaggi onirici eppur reali nella nostra immaginazione, visioni celesti e attraversamenti dentro alberi che paiono giganti di foreste orientali. Quando ho incrociato la sua opera (l’allestimento dà conto della ricerca evolutiva dell’arte di Galli) la mente mi ha riportato, immaginando di salire sulla macchina del tempo, a Giuseppe Castiglione, il gesuita ritrattista degli imperatori, con una potente attrazione per i paesaggi, le nature morte e gli animali, a cui ZHŌNGGUÓ (la Cina, letteralmente il “Regno di mezzo”) volle tributare il nome di adozione (LÁNG SHÌNÍNG).

Stefano Galli, fiorentino, classe 1989, con una robusta esperienza lavorativa e umana in Cina a Dalian (non è un caso che l’opera all’ingresso, che però si vede, o meglio dire si scopre e si rivela quando si esce, sia un piccolo quadretto -un cameo- che raffigura la sua fidanzata con gli occhi a mandorla).

È la natura la grande protagonista della loro arte, i paesaggi in particolare. Cieli, foreste, spazialità con flora e fauna. Una flora e una fauna che nella traiettoria pittorica Galli colloca in sfondi sospesi da cui si “staccano” altre parti di natura in guisa di fumetto, con un contrasto a livello tecnico e concettuale. E così i meravigliosi cavalli di Giuseppe Castiglione divengono in Galli insetti coloratissimi e improbabili sulla tela. Il colore è la cifra artistica, insieme ad un tratto puntuale e sapiente, il suo mezzo potente di espressione. Ci fa capire chiaramente, senza alcuna illusione ottica, che tra questi (colori) ne ha di simpatie: il verde su tutti. Si fa presto a dire verde, più facile cogliere le infinite sfaccettature dei boschi e del sottobosco, delle foreste e dei giardini, pointellati dall’immancabile ape (curiosa, operosa, matriarcale e generatrice). Così come è comprensibile il ruolo apotropaico, palingenetico e scanzonato al contempo dell’acqua: gocce che pare di bagnarsi che si intrecciano con arcobaleni e ufo volanti. E poiché niente è come sembra dentro questa tavolozza di fantasia, come resistere al rito del selfie sotto una pioggia virtuale di quegli stessi effetti speciali.

Collezione The Don Gallery: Street view - 28.01.20
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