Un report sulla visibilità internazionale dell'arte italiana

Un report sulla visibilità internazionale dell'arte italiana

Presentato a marzo 2022 presso Palazzo Bonaparte a Roma, “Quanto è (ri)conosciuta l’arte italiana all’estero” è un rapporto a cura di Silvia Anna Barrilà, Franco Broccardi, Maria Adelaide Marchesoni, Marilena Pirrelli e Irene Sanesi, pubblicato dallo studio di professionisti per l’arte e la cultura BBS-Lombard, che ha come oggetto di analisi la visibilità dell’arte italiana contemporanea a livello internazionale.

La I edizione del report ha come oggetto di analisi il funzionamento del sistema di sostegno alla produzione artistica contemporanea nel nostro paese. L’obiettivo dello studio, da intendersi come primo passo verso gli approfondimenti che verranno, mira a stimolare il dialogo, fissare nuovi traguardi e individuare possibilità di integrazione nel sistema internazionale dell’arte. Un primo passo verso una maggiore comprensione del comparto e uno strumento per gli attori coinvolti per fare rete. Lo studio si focalizza sugli artisti nati dopo il 1960, analizzando la presenza delle loro opere nei principali luoghi istituzionali e commerciali del contemporaneo internazionale negli ultimi 10-20 anni. Il report è diviso in due parti: la prima contiene una serie di interviste a 24 curatori e direttori museali sulle potenzialità del sistema dell’arte italiano; la seconda è dedicata all’analisi dei dati e alla mappatura della presenza dell’arte italiana all’estero.

Dalle risposte alle interviste ai 24 curatori emergono i nomi sui quali si concentra l’attenzione internazionale. A partire da Maurizio Cattelan, seguito da Francesco Vezzoli, Monica Bonvicini, Enrico David, Paola Pivi, Tatiana Trouvé, Roberto Cuoghi, Rosa Barba. Oltre alla qualità del loro lavoro, gli intervistati ritengono che l’esperienza di studio e lavoro all’estero conferisca visibilità e contribuisca a costruire e consolidare una rete di rapporti con curatori, gallerie e musei.

Nella mappa dei musei internazionali l’arte italiana contemporanea risulta ben visibile.  Su 76 musei esteri esaminati è presente in 61 collezioni permanenti, ma nel dettaglio sono 51 i nomi che ricorrono degli artisti nati dopo il 1960. Un dato interessante emerge dall’analisi delle principali manifestazioni, come la Biennale di Venezia e Documenta. Il numero di artisti contemporanei italiani esposti è aumentato nelle edizioni dirette da curatori che conoscono molto bene la scena artistica nazionale. Infatti, se tra il 2007 e il 2019 la presenza degli italiani nelle Esposizioni internazionali in laguna si aggirava intorno al 5%, quest’anno sale al 12%.Stesso discorso per Documenta, che dal 1987 al 2022 ha registrato una media del 3% di presenze; solo nelle edizioni del 1992 e del 2012 ha sfiorato il 7%. Nelle tre edizioni di 18 biennali internazionali il numero totale di italiani è pari solamente a 29 artisti.

Per quanto riguarda le gallerie internazionali, su 831 operatori analizzati, 135 rappresentano complessivamente 137 artisti italiani della generazione post 1960, ovvero il 16,2% delle gallerie rappresenta almeno un artista italiano contemporaneo. Emerge, tuttavia, che sono le gallerie fondate da italiani all’estero o con una storica relazione con l’Italia a investire di più sui contemporanei italiani.

In termini di copertura mediatica, dall’analisi di Articker su 5 milioni di articoli analizzati esaminati nel 2021, risulta che gli artisti italiani rappresentano attualmente il 7% della copertura globale sull’arte di ogni periodo, piazzandosi al quinto posto dopo gli artisti americani, cinesi, inglesi e francesi, ma prima di tedeschi, spagnoli, olandesi e giapponesi. Una percentuale in cui la forza mediatica dei maestri antichi e di Maurizio Cattelan ha il suo peso. Si riduce all’1,9% se si considerano solo i contemporanei.

L’evidenza del riconoscimento economico del sistema italiano trova riscontro nei risultati d’asta. Mentre le Italian Sales di Christie’s e Sotheby’s a Londra negli ultimi 20 anni hanno rafforzato il mercato internazionale dei maestri del dopoguerra con Spazialismo, Arte Povera e Transavanguardia, gli artisti nati dopo il 1960 offerti sono stati in tutto dieci con un fatturato complessivo pari a 1,7 milioni di sterline da Christie’s e 1,4 milioni da Sotheby’s. Allargando lo sguardo alla circolazione degli artisti italiani contemporanei nel segmento delle aste mondiali, risulta rarefatta anche nel confronto con i colleghi francesi e tedeschi della stessa generazione: se nel 2000 il volume d’affari realizzato dagli artisti italiani era superiore a quello conseguito dai francesi e dai tedeschi, nel 2021 la situazione si è capovolta e il volume d’affari raggiunto dai francesi supera sette volte quello degli italiani, così come quello dei tedeschi, che è pari a cinque volte quello degli italiani.

Lo studio ha analizzato il sostegno delle istituzioni per la promozione dell’arte italiana nel sistema internazionale, con l’Italian Council e gli Istituti Italiani di cultura all’estero (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale). Emerge una vivace attività con margini di ulteriore valorizzazione e networking con le istituzioni museali italiane e internazionali.

Il contributo di Wondeur, partner tecnologico di ARTE Generali, allo studio indipendente è un’analisi redatta grazie all'Intelligenza Artificiale sul sistema dell’arte italiana (l’insieme rappresentato da gallerie, musei e istituti di cultura che supportano lo sviluppo degli artisti contemporanei), a confronto con quelli internazionali. Dall’analisi è emerso che Milano è una delle città più all’avanguardia dell’ecosistema italiano - formato da gallerie, musei, centri culturali, fondazioni -, con un tasso di dimensionale superiore a quello di Roma e Venezia. Tuttavia, la propensione al rischio è paragonabile a quella delle altre due città, perché il sostegno agli artisti emergenti e mid-career risulta ancora troppo basso. Se si confrontano i centri culturali e i musei, Milano appare distante dalle altre città internazionali come Parigi, Berlino e Los Angeles. Il capoluogo lombardo troverebbe in una visione strategica di ampio respiro maggior competitività e capacità di attrarre finanziamenti.

Dal report emerge in maniera chiara come l’arte contemporanea italiana possa essere maggiormente valorizzata attraverso un approccio più strutturato e un’azione corale, che possa permettere al Paese di fare sistema per competere sui mercati internazionali in maniera ancora più promettente. Per questo “Quanto è (ri)conosciuta l’arte contemporanea italiana all’estero” è da intendersi sia come il primo di molti passi futuri per la comprensione del sistema, sia come strumento per gli attori affinché vengano coinvolti per fare rete, con l’obiettivo ultimo di garantire risorse e prospettive di lungo periodo necessarie nel mondo dell’arte che oggi ha un ritmo veloce ma che consolida le carriere nel corso di anni.

I partner

La realizzazione dello studio è stata possibile grazie al contributo dei partner Artprice, Articker/Phillips, Artfacts.net, Wondeur/ARTE Generali.


Nel video la prima presentazione del report che si è svolta a Palazzo Bonaparte a Roma alla presenza del Ministro della Cultura Dario Franceschini.